Guardian: “Londra pronta a stanziare milioni per studenti Ue se inclusa in Made in Europe”
Il governo britannico guidato dal laburista Andy Burnham sembra sempre più intenzionato a fare un passo di riavvicinamento nei confronti dell’Unione europea: secondo quando ricostruito dal Guardian, infatti, il Regno Unito sarebbe pronto a stanziare fino a 450 milioni di sterline l'anno per garantire agli studenti provenienti dal Continente rette universitarie agevolate. Una misura che sarebbe subordinata alla concessione, da parte di Bruxelles, dell'accesso del Regno Unito al programma industriale 'Made in Europe'.
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Quello che devi sapere
Il piano per gli studenti Ue
Secondo le fonti consultate dal Guardian, il governo di Andy Burnham avrebbe elaborato un piano che consentirebbe agli studenti provenienti dall’Unione europea di pagare le stesse tasse universitarie previste per gli studenti britannici, e sarebbe disposto a spendere centinaia di milioni di sterline per compensare gli atenei. I funzionari britannici ribadiscono, tuttavia, che tali agevolazioni sulle tasse saranno concesse solo se l'Ue consentirà al Regno Unito di partecipare al programma industriale di stampo protezionistico che Bruxelles intende avviare, il quale prevede una preferenza europea negli appalti, principalmente per il settore della Difesa.
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Cosa vuole ottenere Londra
Il giornale britannico sottolinea che l’auspicio di Londra sarebbe - qualora si giungesse a un simile accordo durante il vertice di Bruxelles previsto per la fine del mese - quello di sbloccare fondi per milioni di sterline a favore delle aziende britanniche che intendono operare nell'Ue. Una mossa che dimostrerebbe anche, come detto, che i tentativi del primo ministro Andy Burnham di instaurare legami più stretti con l'Unione stanno dando i loro frutti.
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La posizione di Burnham sull’Ue
Dei rapporti con l’Unione il premier Burnham ha parlato nei giorni scorsi, ribandendo l'intenzione di negoziare "un accordo migliore" sul dopo Brexit con l'Ue, in vista del prossimo vertice con Bruxelles. L’inquilino del numero 10 di Downing Street non ha invece confermato l'obiettivo - pur evocato in alcune interviste recenti - di un potenziale nuovo referendum sul ritorno di Londra alla libertà di movimento con l’Unione o a una piena riadesione futura al blocco dei 27.
Lo scontro tra Labour e Tories
Il tema è stato al centro di un duro botta e risposta del Question Time dello scorso mercoledì alla Camera dei Comuni con la leader dell'opposizione conservatrice Kemi Badenoch, che ha accusato Burnham di voler "riaprire il dibattito" sulla Brexit a costo di dividere il Paese, contro la stessa volontà di molti "suoi ministri e deputati" di maggioranza.
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Le parole della leader dell’opposizione
Kemi Badenoch ha imputato al primo ministro di aver "cambiato idea", di "non voler rispettare il risultato" del referendum del 2016 e di strumentalizzare questo tema per giustificare le misure economiche e fiscali del proprio governo in vista della manovra finanziaria d'autunno.
Qual è la posizione di Burnham
Il primo ministro Burnham ha respinto le accuse di Badenoch, assicurando che "le linee rosse" del Labour sul no al reingresso nel mercato unico, nell'unione doganale, nel regime di libertà di movimento delle persone e nell'Ue resteranno "fermamente in vigore" per questa legislatura. Tuttavia ha insistito a definire l'accordo post Brexit ereditato dai governi Tory come negativo "per la crescita economica del Regno Unito". Ha quindi ripetuto di voler negoziare "un nuovo accordo" con Bruxelles nell'immediato, fondato su una visione "pragmatica" degli interessi economici e nazionali britannici.
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La prima manovra di Burnham
Intanto in questi giorni il governo laburista ha presentato il testo della manovra finanziaria: alcuni dei punti cardine del primo bilancio di Burnham sono il taglio delle spese fisse sulle bollette del gas (a partire al più tardi dall'anno prossimo) e l'incremento del salario nominale minimo di quasi il 4% (oltre le 13 sterline all'ora e oltre il tasso attuale dell'inflazione). Si tratta di due misure-bandiera per il primo ministro laburista.
Il peso di debito e inflazione
Di queste due misure, la prima dovrebbe consentire risparmi del 60% sulla somma dei costi fissi di tutte le bollette a carico di milioni di famiglie. Si tratta di provvedimenti, considerati da vari analisti embrionali e a breve termine, che vorrebbero inserirsi nel solco di quella svolta 'progressista' evocata a parole da Burnham. Tutto questo, in attesa di programmi o riforme strutturali più incerte, condizionate al momento dagli impegni ribaditi dallo stesso governo sul rigore di bilancio, a fronte dell'impennata del debito pubblico e dell'inflazione.
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