La Commissione rinvia la stretta sull’import di gas, petrolio e carbone per ridurre le emissioni: “Evitare pressioni sulla sicurezza delle forniture”
La Commissione europea propone di posticipare alcuni obblighi di monitoraggio e verifica delle emissioni per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone, allentando la stretta sulle emissioni lungo le filiere dei combustibili fossili prima ancora della sua piena applicazione. La motivazione ufficiale è evitare ulteriori “pressioni” sugli operatori e sulle amministrazioni nazionali in vista di un inverno che si annuncia difficile sul fronte dei prezzi dell’energia e in un contesto geopolitico che continua a esporre l’Europa a rischi sulle forniture. La proposta dovrà ora essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue.
Il rinvio riguarda soprattutto gli obblighi che avrebbero dovuto entrare in vigore dal 2027. Gli importatori avrebbero dovuto dimostrare che i combustibili acquistati da produttori extra-Ue sono sottoposti a sistemi di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni di metano equivalenti a quelli europei oltre che raccogliere e trasmettere informazioni sull’origine dei prodotti, sulle emissioni generate durante la produzione e sulle procedure adottate per misurarle e verificarle. Il regolamento, adottato nel 2024 per tentare di estendere l’azione climatica europea oltre i confini dell’Unione, prevede poi obblighi sull’intensità delle emissioni, con una scansione temporale distinta.
Il metano è un gas serra particolarmente potente, con un effetto sul riscaldamento globale molto superiore a quello della CO₂ nel breve periodo. Su un arco temporale di 100 anni, il potenziale di riscaldamento globale del metano è quasi 30 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, e arriva a 82,5 volte se si considera un periodo di 20 anni. Ciò è dovuto al fatto che il metano permane nell’atmosfera solo per circa 10-12 anni, mentre l’anidride carbonica vi resta per millenni.
Per rispettare le regole, gli importatori europei devono ottenere informazioni attendibili dai produttori stranieri, spesso attraverso catene di fornitura complesse. Bruxelles teme che difficoltà di adeguamento e nuovi oneri amministrativi possano complicare gli acquisti in una fase in cui la priorità dichiarata è garantire energia sufficiente a prezzi sostenibili. Il rinvio concede quindi più tempo per adeguarsi, ma ritarda anche l’applicazione di strumenti pensati per rendere più trasparenti le emissioni associate ai combustibili fossili consumati in Europa.
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