Garlasco, in 3 ore Dna su pedali passò da parziale a profilo vittima
Un intervallo di "tre ore", dalle 15.34 alle 18.37 del 19 settembre 2007, in cui le analisi sul profilo genetico trovato sui pedali della bici di Alberto Stasi passarono da indicare "un profilo parziale", non attribuibile, a fornire il match con il Dna di Chiara Poggi, poi contrastante, tra l'altro, con le due "corse nulle" del giorno seguente mai messe a disposizione delle parti. E' anche su questa finestra temporale che si concentrano gli accertamenti dei pm di Pavia nelle nuove indagini sul caso Garlasco, che ipotizzano uno scambio di provette col Dna del cucchiaino della colazione. Oltre all'inchiesta chiusa su Andrea Sempio, che scagiona Stasi per portare a processo il commesso 38enne per il delitto, c'è un filone aperto che scava sulle indagini di 19 anni fa.
Come si evince dalle domande del 10 settembre dell'aggiunto Stefano Civardi al capitano del Ris Alberto Marino, che conduceva gli accertamenti biologici, l'ipotesi è che gli investigatori dell'epoca siano partiti "dal presupposto che sui pedali" ci fosse il Dna di Chiara e che una serie di irregolarità abbiano restituito proprio quel dato, che portò al fermo dello studente (scarcerato dopo 4 giorni). Poco dopo le 15 del 19 settembre i primi esami sul campione "bu_p" restituirono un "tracciato parziale". Nei commenti del file fu annotato il "termine 'evaporato'" riferito a quel profilo. Marino ha spiegato che quel tracciato, però, "necessitava" di essere "approfondito". Così tre ore dopo arrivò quella che l'aggiunto Civardi chiama "la svolta", che è tutta da chiarire: si ottenne il profilo della vittima che "nessun genetista" avrebbe messo più in dubbio. Quel dato, però, insistono i pm, non venne caricato da Marino, come il precedente, ma dall'operatore con sigla "Port". Il capitano ha detto, tra molti "non ricordo", che la "ri-amplificazione" del campione, per "migliorarlo", presumibilmente la fece lui, mentre "il caricamento a questo punto presumo Portera", anche lui ex Ris. Proprio in questa fase, per gli inquirenti, potrebbe esserci stato lo "scambio di campionamento" con il Dna del cucchiaino della colazione di Chiara, che registrava la "stessa quantificazione in centesimi di nanogrammi per microlitri". Civardi nel verbale ha fatto notare: "È la stessa data. Abbiamo cercato di capire come fosse possibile (...) si aggiunge l'altro dubbio che una volta che lo carica lei viene fuori niente. Eh, insomma ... Seguendo il metodo scientifico del dubbio, forse qualche dubbio viene".
Gli inquirenti hanno insistito pure su un altro punto: a chi e quando Marino comunicò il match del profilo. "C'è un documento (...) che se non sbaglio è la prima comunicazione che facciamo alla dottoressa Muscio", ha detto Marino. "Quella è di 5 giorni dopo, è il 24!", ha replicato Civardi, riferendosi alla relazione ormai nota. In mezzo i due esiti nulli mai finiti agli atti. Marino, incalzato, ha detto di aver comunicato il dato positivo del 19 presumibilmente all'allora comandate Luciano Garofano. E ha precisato che lui era sì consulente della pm Muscio, ma svolgeva attività nell'ambito della delega di indagine al Ris. Anche il ruolo di Garofano, sentito pure lui come teste, è al vaglio, dato che si spese molto in prima persona nelle indagini. In una mail del febbraio 2009, ad esempio, quando era iniziato il processo abbreviato a Stasi, segnalava ai suoi come andavano migliorate delle "controdeduzioni" sui temi delle macchie di sangue, della famosa camminata e delle scarpe. "Si erano già dimostrate pulite", scriveva riguardo alle scarpe. E aggiungeva: "a noi basta una scarpa e comunque non siamo tenuti ad essere più di tanto specifici".
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