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Friday, October 30, 2026

Fatta a pezzi con un'ascia dal cognato dopo denuncia alla polizia: il delitto che scuote il Kosovo

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"Vergogna, giustizia, dimissioni" si legge su uno striscione a Pristina in Kosovo, nella terza giornata di una forte ondata di protesta per chiedere giustizia per Arlinda Zekaj, 49 anni, brutalmente uccisa domenica scorsa dal cognato a colpi d'ascia nonostante le ripetute denunce alla polizia. 

A rendere ancora più esplosiva la rabbia, una lettera della vittima resa pubblica dopo il delitto: "Spero che non arrivi il giorno in cui sarete costretti a rispondere delle vostre azioni solo dopo che la mia vita sarà stata tolta". Parole che arrivano come uno tsunami sulle istituzioni ritenuti incapaci di proteggere le donne vittime di violenza domestica.


I manifestanti, riuniti in piazza Zahir Pajaziti, hanno marciato verso il Ministero della Giustizia, la Procura, il Consiglio giudiziario, la sede della Polizia e del Governo. Alla manifestazione hanno partecipato anche i familiari della vittima, comprese le sorelle di Zekaj, che hanno guidato il corteo.
Tra le principali richieste figurano l'accertamento delle responsabilità istituzionali e le dimissioni della ministra della Giustizia, Donika Gërvalla, e del ministro dell'Interno, Xhelal Sveçla.  Sulla sede della polizia del Kosovo è comparsa la scritta in rosso "Chi ci protegge dalla polizia?", mentre sul palazzo del governo è comparsa la scritta "Giustizia per Arlinda".


La protesta è stata organizzata dal Collettivo per il Pensiero e l'Azione Femminista, con la partecipazione di centinaia di cittadini. "La polizia ignora, sottovaluta e disprezza le donne e le ragazze che denunciano violenze e chiedono aiuto", denuncia una donna, chiedendo che le autorità siano chiamate a rispondere delle proprie azioni.

Manifestazione a Pristina in Kosovo contro la violenza sulle donne, 28 10 2026

Manifestazione a Pristina in Kosovo contro la violenza sulle donne, 28 10 2026 (Lapresse)

Spero che non arrivi il giorno in cui sarete costretti a rispondere delle vostre azioni solo dopo che la mia vita sarà stata tolta

Arlinda Zekaj

L'accaduto


Arlinda Zekaj, 49 anni, è stata uccisa a colpi d'ascia dal cognato domenica sera a Vitomirica, nei pressi di Peja, poche ore dopo aver denunciato alla polizia le minacce dell'ex marito che secondo le sue dichiarazioni, la minacciava di morte dal dicembre scorso. Il delitto è avvenuto alla presenza del figlio minorenne. La donna si era rivolta ripetutamente alle istituzioni per chiedere protezione. 

L'omicidio è avvenuto nove giorni dopo una sentenza che le aveva consentito di tornare a casa. Tre giorni prima di essere uccisa, Zekaj aveva scritto alla Procura di Peja chiedendo un intervento urgente per proteggerla e denunciando le mancanze delle autorità.


C'è poi un video diffuso dall'emittente kosovara Klan Kosova, Zekaj esprime a un tenente di polizia la propria paura per la sicurezza sua e del figlio, avvertendo che i funzionari sarebbero stati ritenuti responsabili qualora le fosse accaduto qualcosa. "Non voglio avere più niente a che fare con lei, non ho alcun obbligo nei suoi confronti", avrebbe risposto l'ufficiale.


Quattro giorni dopo l'omicidio, le autorità hanno sospeso la procuratrice capo di Peja, la procuratrice responsabile del caso e 11 alti ufficiali di polizia della città. Ma per i manifestanti le sospensioni non bastano.


Il primo ministro, Albin Kurti, ha denunciato una "catena sistemica di omissioni" da parte delle istituzioni responsabili della sicurezza e della giustizia, affermando che la tragedia era stata preannunciata dalla stessa vittima. Il 28 ottobre, durante una riunione del governo, Kurti ha chiesto ai ministeri della Giustizia e dell'Interno di presentare entro oggi alle 18 un rapporto dettagliato sulle prove e sulle eventuali omissioni in ciascuna fase del procedimento

Il giorno successivo all'omicidio, l'Assemblea del Kosovo aveva approvato una risoluzione per chiedere un'inchiesta parlamentare sulle responsabilità nel caso e una revisione, entro 72 ore, dei casi attivi ad alto rischio di violenza domestica, attraverso una commissione parlamentare.

Manifestazione a Pristina in Kosovo contro la violenza sulle donne, 28 10 2026

Manifestazione a Pristina in Kosovo contro la violenza sulle donne, 28 10 2026 (Lapresse)

Il caso Zekaj ha riacceso il dibattito sull'efficacia dei meccanismi di prevenzione e sulla gestione delle denunce di violenza domestica. Dall'inizio del 2026, otto donne sono state uccise in Kosovo, principalmente da partner ed ex partner. Dalla fine della guerra, il bilancio è di 97 uccise da mariti o familiari. 


Nel marzo 2023, la Corte costituzionale aveva stabilito che lo Stato aveva violato il diritto alla vita di Sebahate Morina, uccisa dall'ex marito nel 2021.
Nell'agosto dello stesso anno, Amnesty International aveva denunciato le difficoltà delle donne che cercano di uscire da relazioni violente, evidenziando l'insufficienza del sostegno statale e i problemi nell'applicazione degli ordini di protezione.
Nel 2023 il Kosovo ha modificato la legislazione per dare priorità alle indagini e ai procedimenti per violenza domestica.
Nel dicembre 2024 è stato introdotto un sistema di sorveglianza elettronica per monitorare le persone sottoposte a misure di protezione disposte dai tribunali. Il suo utilizzo, tuttavia, rimane limitato.

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