Hebron il giorno dopo l'incursione israeliana

Oggi in pasticceria i dolci di Fahdi ci vanno così. I bimbi non hanno neanche voglia di guardarli. Tanto la notte è stata dura. L'esercito israeliano ha chiuso tutti i checkpoint e la città più popolosa della Cisgiordania sa cosa l'attende. A Jenin, Tulkarem quelle che Israele ha chiamato “operazioni antiterrorismo”. Hanno distrutto i campi profughi e sfollato centinaia di migliaia di civili. Tutte le città cisgiordane sono chiuse. Così a Betlemme. Sulle autostrade palestinesi ci siamo noi e i cartelli con la versione in arabo dei luoghi, cancellati. “Evacueremo i residenti. Andremo casa per casa”, è la promessa di Netanyahu dopo l'attacco che ha ucciso due soldati. Hebron si muove così, avvertendosi al telefono dove sono entrati gli israeliani.
“Sono venuti di notte. Ho messo le bimbe sulle spalle. Mia moglie è incinta. Ci hanno buttato fuori di casa senza spiegazioni né cose da salvare. Hanno marchiato casa mia con una X” . “La demoliranno?” "Non lo so."
Tutta Hebron la pagherà. Nei luoghi da dove i residenti sono stati spinti fuori, i soldati si sono acquartierati. Ma a Hebron oggi è anche solidarietà. Questi tir aspettano che le ruspe finiscano il lavoro. Poi recupereranno il mobilio per gli sfollati. E così torna a casa Ibrahim. Col suo bastone verso qualcosa che assomiglia a un assedio.
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