Morbillo, +46% di casi nei primi mesi del 2026. Nessuna Regione raggiunge la copertura vaccinale. Allarme sugli operatori sanitari
Da 322 a 472. I casi di morbillo nei primi cinque mesi del 2026 sono aumentati di oltre il 46% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi se venissero confermati i casi “possibili e probabili”, che al momento porterebbero il totale a 609. È quanto emerge da un’analisi epidemiologica diffusa dal ministero della Salute. I dati mostrano che dopo un periodo di controllo dell’infezione, a partire dall’autunno 2023 in Italia si è osservato un marcato aumento dei casi, associato a un calo della copertura vaccinale. Oltre il 90% dei contagi, infatti, si sono verificati in persone che non erano vaccinate e quasi il 6% in persone che avevano ricevuto una sola dose di vaccino. Secondo gli ultimi dati disponibili, del 2024, nessuna Regione e Provincia autonoma raggiungeva la soglia raccomandata del 95% con due dosi di vaccino, considerata necessaria per interrompere la circolazione del virus. I valori più bassi si registrano Sicilia (67,88%), Campania (71,89%), Provincia Autonoma di Bolzano (73,69%). La ripresa dei contagi registrata nei primi mesi del 2026 è particolarmente evidente in alcune Regioni: in Calabria si è passati dai 17 casi segnalati del 2025 ai 265 del 2026, in Campania da 18 a 100, nel Lazio da 47 a 54, in Toscana da 6 a 49. E anche i ricoveri a livello nazionale sono aumentati: 49,5% nel 2024, 56,3% nel 2025 e 57,8% nel 2026.
Secondo gli standard definiti dall’Oms, l’elevata trasmissibilità del virus del morbillo richiede il raggiungimento di coperture vaccinali sopra il 95%, con due dosi, per interrompere la trasmissione e garantire l’immunità di gregge nelle coorti target (bambini, adolescenti e gruppi vulnerabili). Il quadro descritto, si legge nella circolare del ministero, “suggerisce una possibile criticità nella copertura vaccinale e un conseguente rischio di aumento della circolazione del morbillo, in particolare tra i soggetti non immunizzati”. I dati relativi al 2026 segnalati nel Premal, il sistema italiano per la sorveglianza delle malattie infettive, evidenziano come la maggior parte dei casi notificati si verifichi tra i giovani adulti (15-39 anni). Nella stessa fascia di età, “il 94,7% dei casi con stato vaccinale noto risulta non vaccinato”.
Di particolare rilievo epidemiologico – si legge nella circolare firmata da Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della prevenzione – “è la quota di casi tra gli operatori sanitari“. Questi risultano essere 55 e rappresentano il 19,2% dei casi adulti (sopra i 18 anni). Per 45 di questi è disponibile l’informazione sullo stato vaccinale: 40 risultano non vaccinati, pari all’88,9%. Tale evidenza – spiega la circolar – suggerisce che molti contagi siano avvenuti negli ospedali o nei luoghi di cura, a causa del contatto stretto tra operatori sanitari e malati, in particolare in fase di circolazione attiva del virus.
La circolare raccomanda di “promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio, e rafforzare le attività di recupero (catch-up) per garantire il completamento della seconda dose. In particolare, rafforzare gli interventi rivolti agli operatori sanitari (verifica dello stato immunitario, offerta attiva della vaccinazione, eventuale screening sierologico)”. Infine, “implementare attività di comunicazione del rischio, rivolte sia agli operatori sanitari sia alla popolazione, al fine di aumentare la fiducia e l’adesione vaccinale, con il coinvolgimento strutturato di medici di famiglia e pediatri di libera scelta”.
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