Nations League: non solo Zizou e Mancini, nelle nazionali è l'ora dei grandi tecnici da club
La Nations League non è un torneo che solleva particolari entusiasmi ma la quinta edizione, al via domani, si propone come un'eccezione, viste le aspettative create dalla presenza di grandi tecnici che hanno abbracciato la causa delle nazionali. Da Zinedine Zidane a Juergen Klopp, da Roberto Mancini, un ritorno il suo, a Xavi, fino ai confermati Thomas Tuchel e Vincenzo Montella, i nomi di qualità sulle panchine si sprecano.
E c'è un elemento che li accomuna: non sono selezionatori espressione delle 'cantere' federali ma professionisti di primo piano scelti sul mercato per spremere il massimo, nel poco tempo a disposizione per lavorare, dalle rispettive rose.
Un'eccezione, non secondaria, è il ct della Spagna, Luis De la Fuente, che si presenta al via col doppio titolo di campione del Mondo e d'Europa in carica.
Senza dubbio, gli occhi di tutti saranno puntati su Zidane, da tempo designato per succedere a Didier Deschamps alla guida della formidabile selezione francese, e su Klopp, che non ha saputo dire di no alla richiesta di aiuto della Dfb per riportare la Germania tra le top d'Europa. Un compito che si presenta poco meno complicato di quello che ha accettato di affrontare Mancini, con il peso ulteriore, per lui e i suddetti, di avere a che fare con la squadra della propria nazione.
La pressione sarà minore sullo spagnolo Xavi, che per la sua prima esperienza sulla panchina di una nazionale ha scelto l'Olanda, mentre la responsabilità di guidare il Portogallo campione in carica ricadrà su Jorge Jesus, nome meno d'appeal e a sua volta all'esordio con una nazionale nonostante i 70 anni già compiuti.
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