La Lazio umile e felice, ora tutti ai piedi di Gattuso
Una notte per trasformarsi da splendida sorpresa di inizio campionato a solida realtà con cui tutti dovranno fare i conti. La partita di Torino contro la Juventus ha certificato la metamorfosi della Lazio, capace di sconfiggere a domicilio i bianconeri con un nettissimo 3-0, impresa che non riusciva ai biancocelesti dal 1995 quando fu la squadra allenata da Zdenek Zeman ad imporsi con lo stesso risultato.
Un avvio di campionato, quello della Lazio, che ha già consegnato Gattuso alla storia; mai nessuno prima d'ora, infatti, era riuscito a vincere sei delle prime sette partite di campionato sedendosi sulla panchina biancoceleste. Non Eriksson e Maestrelli, i tecnici degli scudetti, non Inzaghi, Mancini e tutti gli altri. Ci è riuscito Gattuso, vero demiurgo del miracolo Lazio capace di far rendere al massimo giocatori che sembravano dimenticati, come Belahyane, e di trasformare con il lavoro la propria creatura portandola dalla sconfitta contro il Mantova, costata l'eliminazione in Coppa Italia e l'incubo di una squadra costretta a lottare per la retrocessione, al successo di Torino di fronte alla Juventus di Spalletti nel duello tra ex ct della Nazionale.
Una ferita, quella dell'Italia, che come ha ammesso più volte Gattuso stesso "rimarrà fino alla fine" della propria vita, ma dalla quale il tecnico della Lazio ha dimostrato di sapersi rialzare accettando una missione che sembrava impossibile, come quella biancoceleste, arrivando ad occupare il primo posto della classifica insieme all'Inter. Il tutto senza la spinta del pubblico laziale tra le mura amiche dell'Olimpico: la protesta del tifo, infatti, prosegue nonostante il primato almeno fino al derby perché, come ha spesso spiegato il tifo organizzato biancoceleste, la decisione di lasciare gli spalti vuoti non dipende dal rendimento della squadra, ma dal rapporto con la dirigenza, in particolare con il presidente. Ma questa Lazio guidata da Gattuso ha imparato a guardare solo a se stessa, dando spettacolo in campo e prendendosi la vetta della classifica di Serie A a suon di prestazioni e record.
Nella notte di Torino, infatti, la Lazio si è scoperta grande, capace di sognare ma al tempo stesso di rimanere con i piedi per terra. "Non dobbiamo guardare la classifica anche perché forse non siamo pronti per stare lassù, ma possiamo sorprendere", ha ribadito ancora una volta lo stesso Gattuso, che sta plasmando la squadra a sua immagine. E che, intanto, si gode il proprio posto nella storia laziale e un sogno chiamato scudetto dal quale tutti sperano di svegliarsi il più tardi possibile.
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