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Saturday, November 7, 2026

Cinque trapianti di fegato in 36 ore alle Molinette di Torino. Salvato anche un bambino di 22 mesi

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Cinque trapianti di fegato in 36 ore alle Molinette di Torino. Salvato anche un bambino di 22 mesi

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Cinque trapianti di fegato in 36 ore, con quattro organi utilizzati per intervenire su cinque pazienti. È il risultato della lunga sequenza di operazioni portata a termine all’ospedale Molinette di Torino, dove il blocco operatorio del Centro Trapianto Fegato è rimasto ininterrottamente impegnato dalle 8 di venerdì alle 20 di sabato 31 ottobre. A coordinare l’attività è stata l’équipe medico-chirurgica diretta da Renato Romagnoli. A rendere particolarmente complesse le procedure è stato il ricorso, in due casi, alla tecnica split: il fegato di un donatore deceduto viene diviso in due porzioni, una destinata a un ricevente pediatrico e l’altra a un adulto. Una modalità che permette di utilizzare un singolo organo per salvare due vite, ma che richiede una pianificazione chirurgica e organizzativa particolarmente articolata.

La sequenza è cominciata venerdì mattina con una donna di 44 anni, residente in Liguria, affetta da policistosi epato-renale e in lista d’attesa da oltre tre anni per un trapianto combinato di fegato e rene. La disponibilità di un donatore compatibile, individuato in una regione vicina, ha consentito di procedere. Dopo la rimozione del fegato policistico malato, i chirurghi hanno impiantato quello donato. Per ridurre il carico clinico dell’intervento sulla paziente, si è però deciso di rinviare al giorno successivo il trapianto del rene. L’organo è stato nel frattempo conservato attraverso macchine di perfusione ex situ, una tecnologia che permette di mantenerlo in condizioni controllate anche dopo il prelievo.

Nel primo pomeriggio è arrivato il turno di un bambino torinese di appena 22 mesi, affetto da epatoblastoma, una rara forma di tumore maligno del fegato. Per lui è stato utilizzato un organo proveniente da un donatore adulto del Sud Italia. La differenza di dimensioni tra il fegato del donatore e quello necessario al piccolo paziente ha reso indispensabile la tecnica split. Il chirurgo Romagnoli ha diviso l’organo su banco, durante la perfusione ipotermica ossigenata: la porzione sinistra, più piccola, è stata trapiantata nel bambino, mentre quella destra è stata mantenuta in perfusione per circa tre ore. Un tempo necessario per preparare la terza ricevente, una donna di 62 anni residente nel Torinese, affetta da cirrosi epatica conseguente all’epatite C e complicata da epatocarcinoma. Nella tarda serata di venerdì ha ricevuto la porzione destra dello stesso fegato utilizzato per il bambino.

La notte tra venerdì e sabato, mentre il terzo intervento si avviava alla conclusione, l’attività del Centro non si è fermata. I chirurghi hanno recuperato in Piemonte un nuovo organo, poi trapiantato su una donna di 24 anni originaria del Pinerolese. La giovane era affetta da epato-colangite autoimmune in fase itterica ed era in attesa di un trapianto da oltre un anno.

L’ultimo intervento è stato eseguito nel pomeriggio di sabato. Il destinatario è stato un uomo di 58 anni, affetto da cirrosi epatica post-epatite C complicata da epatocarcinoma. Anche in questo caso il fegato è stato prelevato in Piemonte.

Al termine della maratona chirurgica, tutti e cinque i pazienti risultavano ricoverati nell’Area semintensiva chirurgica del Centro Trapianti Fegato delle Molinette, con condizioni in progressivo miglioramento. Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, ha dichiarato: “Multidisciplinarietà e competenze di livello internazionale contraddistinguono l’attività del Centro Trapianti delle Molinette. Un risultato di questa portata appartiene alla rete di professionisti che, ogni giorno, contribuisce al percorso del paziente trapiantato”.

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