Capotreno ucciso, Jelenic insulta l’avvocata e colpisce con calci e pugni la gabbia di vetro. Il consulente psichiatrico del pm: “Ha una dimensione sadica”
Urla, insulti e colpi contro la gabbia di vetro. Marin Jelenic, 36 anni, imputato a Bologna per l’omicidio del capotreno 34enne Alessandro Ambrosio, è stato portato via dall’aula dopo aver cominciato a prendere a pugni e calci la struttura nella quale si trovava e aver rivolto pesanti insulti alla propria avvocata, Marialuisa Marcucci. “Questo è un processo politico, condotto in modo indegno e mafioso”, ha urlato Jelenic, aggiungendo che “l’Italia è un Paese mafioso”.
Il presidente della Corte d’Assise, Pasquale Liccardo, ha quindi disposto che l’imputato venisse accompagnato nuovamente in carcere. L’episodio è avvenuto mentre era in corso la testimonianza di Domenico Berardi, l’esperto nominato dalla Corte per la perizia psichiatrica. La valutazione ha concluso che Jelenic era capace di intendere e di volere al momento dei fatti e che, allo stato attuale, è in grado di partecipare al processo.
Dopo l’allontanamento dell’imputato, la sua legale ha chiesto di essere dispensata dall’incarico difensivo. Il presidente Liccardo ha però osservato che, pur trattandosi di un comportamento offensivo, quanto accaduto non costituisce motivo sufficiente “per poter essere esonerata”. La richiesta dell’avvocata è stata comunque verbalizzata.
Nel corso dell’udienza è stato affrontato anche il tema dei tratti della personalità di Jelenic. A una domanda del pm Michele Martorelli sulla possibile presenza di elementi riconducibili al sadismo, Stefano Ferracuti, consulente nominato dalla Procura di Bologna, ha spiegato che nelle classificazioni psichiatriche il sadismo è considerato soprattutto nella sua dimensione sessuale, ma che il concetto può essere inteso in senso più ampio.
“Esistono persone alle quali piace fare del male agli altri, e questo non riguarda solo la sfera sessuale”, ha detto Ferracuti. Secondo il consulente, nel caso di Jelenic è emersa “una dimensione sadica” intesa come possibile piacere nell’imporsi, nel controllare e nel dominare gli altri. Ferracuti ha precisato che questa valutazione riguarda il comportamento e gli elementi osservati durante il proprio incontro con l’imputato. Il consulente della Procura ha inoltre parlato del consumo di alcol, definendolo per Jelenic una condizione abituale e sostenendo che possa generare “crisi aggressive distruttive, violente”.
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