Lacrimogeni e idranti in una Parigi blindata

Ogni assembramento è proibito. È da Piazza della Bastiglia, simbolo della rivoluzione, che i manifestanti volevano partire, corteo vietato. “Questo è il mio bar, avevamo paura”. È il passaggio di decine di mezzi delle forze dell'ordine a interrompere l'intervista. Poco più in là, gli agenti fermano un gilet giallo. “Vi conviene spostarvi se volete evitare una denuncia”. Parigi è blindata. Unico percorso autorizzato da sud a sud-est Piazza della Capitale, è qui che in decine di migliaia marciano in strada studenti, sindacati, lavoratori. “Io sono una funzionaria, protesta questa manifestante. I nostri stipendi non valgono più niente, l'inflazione è alle stelle”. E il cambiamento, ci dicono in molti, può arrivare solo dai giovani. I ragazzi sono tutti minorenni. “Sì, vogliono impedirci di dire la nostra, ma noi lo faremo lo stesso”. Molti casseur che hanno messo a ferro e fuoco Parigi sabato scorso erano adolescenti. In testa al corteo c'è Mélenchon, leader della sinistra radicale di La France Insoumise, chiediamo a una deputata del suo partito. Li accusano di avere fomentato gli scontri. “È un modo per sviare l'attenzione”, risponde, “dalle giuste rivendicazioni di un popolo sempre più stremato dal costo della vita. Noi condanniamo ogni violenza.” Con il passare delle ore, gruppi di manifestanti si staccano però dal corteo pacifico e cercano di sfondare il cordone. Ecco la polizia a sparare i lacrimogeni, dobbiamo allontanarci in fretta, sta per caricare. La tensione cresce, Parigi freme e teme la notte.
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