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Wednesday, September 30, 2026

Manovra, verso il via parziale al deficit per energia e difesa

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Insieme al nuovo programma di finanza pubblica, sul tavolo del consiglio dei ministri di venerdì sera arriverà l’extradeficit per energia e difesa.
Le trattative con la Commissione Ue sono ancora in corso, e i numeri non sono quindi scritti sulla pietra. Il Governo punta a un doppio obiettivo. Far spazio a tutti i 14 miliardi (lo 0,3% di Pil nel 2026 e nel 2027) per gli investimenti verdi, rinunciando dunque a una fetta per la difesa, e allargare il ventaglio degli interventi finanziabili per affiancare agli impegni su approvvigionamenti e autonomia strategica miure più evidenti agli occhi dei cittadini: in prima fila c’è il ritorno allo sconto del 65% per le ristrutturazioni edilizie che comportano un risparmio energetico agendo su infissi, pompe di calore, condizionatori, solare termico e cappotti (Sole 24 Ore del 13 settembre).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Domani il primo passo

Nel negoziato fra Roma e Bruxelles prende forma insomma una strada intermedia fra lo stop totale alla clausola, ipotizzato subito dopo la conferma del deficit 2025 al 3,1%, e l’idea di chiedere comunque tutti i 36 miliardi, ventilata in qualche stanza di Palazzo Chigi. Una conferma indiretta sul dossier dell’extradeficit è arrivata da Giancarlo Giorgetti. «C’è una risoluzione in commissione Bilancio, se la votano...», ha risposto il ministro dell’Economia, a Praga con la premier Giorgia Meloni, a chi gli ha chiesto lumi sull’intenzione di utilizzare la clausola Ue. Ma quel voto è certo, perché il documento, anticipato dal Sole 24 Ore di sabato, è firmato da tutti i gruppi di Camera e Senato. Sarà approvato domani, e impegna il Governo a presentare il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione sullo scostamento. Nel testo definitivo questo secondo ingrediente è indicato come eventuale, ma la strada è segnata. In ogni caso lo scostamento, da calibrare con Bruxelles perché per la nuova governance fiscale deve passare al Consiglio Europeo, sarà confinato alla clausola, e si terrà lontano dall’agire a tutto campo come chiesto nei giorni scorsi dal vicepremier Matteo Salvini.

Il ballo del decimale

Del resto il nodo è sempre quello intrecciato dalle regole Ue, che ai Paesi in procedura per disavanzi eccessivi non permetterebbero di escludere dai calcoli il deficit aggiuntivo, rinvando quindi l’addio al braccio correttivo del Patto. Per l’Italia, però, si balla su meno di un decimale, e su pochi mesi perché il Governo confermerà per quest’anno un deficit sotto al 3%: l’ultimo tendenziale parlava del 2,9%, e ci sono i margini per evitare altre sorprese e dire quindi addio alla procedura in primavera, come da previsioni originarie. Di qui la possibilità di un esame un po’ più flessibile, a patto di non sfondare i conti.
La base su cui poggiare l’extradeficit sarà fissata dai saldi di finanza pubblica aggiornati dal Dpfp, e chiamati a muoversi in equilibrio sull’inflazione. Che per i conti è una buona notizia, perché aumenta il Pil nominale dopo i livelli reali già corretti al rialzo dall’Istat e in via di revisione verso l’1% anche per il 2026. Ma è anche una notizia cattiva, aumentando le spese indicizzate (pensioni, assegno unico e una parte, meno del 9%, dei BTp) e premendo sugli interessi passivi, spinti anche dai rialzi dei tassi delle banche centrali. Il mercato è agitato dai debiti di Usa, Giappone e Francia (ieri Parigi ha pianificato per il 2027 l’emissione di titoli per 340 miliardi, un record dal sapore italiano); ma la temperatura dei bond non conosce confini, come mostra lo spread BTp-Bund tornato a 100 (servizio a pagina 30).

Le Regioni battono cassa

Di questo contesto complicato si deve tener conto a Bruxelles come a Roma, dove cresce come sempre l’elenco delle richieste per la manovra. Ieri alla porta hanno bussato le Regioni, a caccia di nuovi fondi per la sanità. Un documento tecnico parla di 18 miliardi in tre anni, ma la Conferenza dei presidenti si è limitata ad approvare «l’esigenza» di finanziamenti, rimandando alla prossima settimana i numeri; figli di un calcolo che oltre alla matematica guarda agli equilibri politici fra le Regioni di centrodestra e quelle targate Pd o M5S. Da definire, oltre alle cifre (il ministro della Salute Schillaci ha chiesto 5,5 miliardi), anche i vincoli di destinazione, che il ministero vorrebbe più puntuali e le Regioni più morbidi.

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