Hong Kong, il dissidente Joshua Wong si dichiara colpevole

L'attivista pro-democrazia di Hong Kong Joshua Wong si è dichiarato colpevole di collusione con forze straniere, uno dei reati previsti dalla legge sulla sicurezza nazionale introdotta da Pechino nel 2020. Il 29enne ha ammesso l'accusa davanti all'Alta Corte di Hong Kong e rischia una pena che può arrivare fino all'ergastolo.
Secondo l'accusa, Wong avrebbe collaborato nel 2020 con l'attivista in esilio Nathan Law e con altre persone con l'obiettivo di spingere governi stranieri ad adottare sanzioni, restrizioni o altre misure contro le autorità di Hong Kong e della Cina.
I fatti contestati riguardano il periodo compreso tra il 1° luglio e il 23 novembre 2020, immediatamente successivo all'entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale, approvata da Pechino il 30 giugno di quell'anno dopo le grandi proteste antigovernative che avevano attraversato Hong Kong nel 2019.
Per gli inquirenti, Wong avrebbe preso parte a una campagna internazionale per chiedere pressioni e sanzioni contro le autorità cinesi e di Hong Kong, continuando questa attività anche dopo l'introduzione della nuova normativa. Tra le contestazioni figura anche la richiesta agli Stati Uniti e ad altri Paesi occidentali di adottare misure punitive.
Per Wong si tratta del secondo procedimento concluso con un'ammissione di colpevolezza in base alla legge sulla sicurezza nazionale. L'attivista sta già scontando una condanna a quattro anni e otto mesi di carcere per cospirazione finalizzata alla sovversione nel processo noto come “Hong Kong 47”, relativo alle primarie non ufficiali organizzate dall'opposizione nel luglio 2020.
Wong è detenuto dal novembre 2020. La precedente condanna avrebbe dovuto tenerlo in carcere fino al 2027, ma il nuovo procedimento potrebbe ora prolungarne la detenzione. Nel giugno 2025 era stato nuovamente arrestato, mentre si trovava già nella prigione di Stanley, proprio in relazione alle accuse di collusione con forze straniere.
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