Senza robot in sala operatoria degenza più lunga, 'indietro di 20 anni'
Un peggior esito per i pazienti, con una media di 5 giorni in più di degenza e un giorno in più di terapia intensiva, e l'Italia che "torna indietro di vent'anni".
I chirurghi italiani scendono in campo contro le raccomandazioni dello scorso aprile con cui l'Agenas ha ridotto notevolmente l'utilizzo dei robot in sala operatoria anche per gli interventi di routine - dall'obesità e l'ernia iatale fino alla chirurgia di fegato, pancreas e milza - consentendone l'impiego in sole 6 procedure su 21 considerate, e nessuna sui trapianti. Ma "valutare il robot solo sul costo del singolo intervento significa essere miopi e rallentare il progresso. Urgente un nuovo tavolo tecnico per rivedere le raccomandazioni", afferma il presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), Ludovico Docimo, sottolineando come l'ente non abbia fino ad oggi dato seguito alla richiesta di riesame presentata dai chirurghi.
Il nostro Paese, "tra i più avanzati d'Europa, rischia così di restare, in molti casi, senza una tecnologia che accorcia i ricoveri e la terapia intensiva e riduce le complicanze, con una spesa per il Servizio sanitario nazionale che in molti casi non aumenta e anzi potrebbe diminuire, se si considera l'intero percorso del paziente, dalla sala operatoria fino al ritorno alla piena efficienza lavorativa", denunciano gli specialisti dal congresso nazionale della Sic.
L'Italia è il Paese europeo che, dopo la Germania, utilizza di più la chirurgia robotica, con oltre 54.000 procedure nel 2024, a fronte di 31mila di Spagna e Francia e 36mila del Regno Unito. Le aree di maggiore impiego riguardano l'urologia (36mila interventi), seguita dalla chirurgia generale (8mila) e dalla ginecologia (5mila). Anche la storia della trapiantologia robotica, afferma Docimo, "porta la firma del nostro Paese, dal trapianto di pancreas avvenuto per la prima volta al mondo nel 2010 a Pisa, fino al trapianto di fegato interamente robotico, realizzato a Modena, terzo caso al mondo. Eppure, abbiamo regole che, invece, di accompagnarne la diffusione e tener conto dei risultati clinici, rischiano di farci arretrare di vent'anni rispetto a un progresso scientifico inarrestabile con indiscutibili vantaggi per i pazienti". Il punto, spiega la Sic, è che le raccomandazioni Agenas "sono basate su una revisione della letteratura che non ha tenuto conto degli studi più recenti. Negli ultimi anni le evidenze scientifiche hanno infatti confermato i vantaggi della chirurgia robotica, che riduce le complicanze e ha un recupero più rapido e minori costi indiretti". I risultati di uno studio del Network Italiano Sanitario (N.I.San.) su 3.798 interventi con tecnica robotica e 10.488 in laparoscopia realizzati nel 2024 in otto ospedali, mostrano che con la chirurgia robotica la degenza media è quasi dimezzata, con 5,9 giorni di ricovero contro gli 11,5 della laparoscopia, mentre i giorni in terapia intensiva si riducono fino all'80%.
A preoccupare sono anche le ricadute sulla formazione. I giovani, avverte Docimo, "si spostano nei centri qualificati per imparare le procedure robotiche. Se non trovano questa possibilità nelle scuole di specializzazione, andranno all'estero. Limitare l'accesso alla tecnologia significa rendere la chirurgia ancora meno attrattiva, proprio quando avremmo bisogno di nuovi chirurghi". Da qui la richiesta dei chirurghi ad Agenas e Ministero di riaprire subito un tavolo tecnico di confronto con le società scientifiche.
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