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Monday, November 2, 2026

Tra gli argomenti delle primarie milanesi spero che ci siano i fondi speculativi

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Tra gli argomenti delle primarie milanesi spero che ci siano i fondi speculativi

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Secondo uno studio (in corso) di Transcrime-Università Cattolica, “il 6,4% dei circa 3,5 milioni di immobili a Milano e provincia è legato a proprietari di primo livello stranieri; ma almeno l’1,2% (corrispondente a circa 45 mila immobili) a proprietari residenti in giurisdizioni ad alto rischio. In molti casi, dopo il primo layer spesso localizzato in paesi europei (Lussemburgo, Svizzera, Cipro), intervengono nella catena di controllo una serie di veicoli societari e giurisdizioni ancora più opache (es. Delaware, Malta, Isole Cayman, Isole Vergini Britanniche, Emirati Arabi, Cina, Russia) dove i capitali illeciti potrebbero essere già stati inseriti con successo nel circuito finanziario legale, diventando pressoché indistinguibili dal resto del patrimonio gestito”.

Sono convinto che per le prossime primarie a Milano, uno degli argomenti di discussione saranno proprio i fondi internazionali opachi e la loro presenza ingombrante nel panorama immobiliare milanese.

Dopo che nel 2014 abbiamo introdotto l’antiriciclaggio nel Comune di Milano e nel dicembre 2019 è stata approvata dal Consiglio Comunale la proposta di inserire l’obbligo di richiedere i Titolari effettivi a chiunque sottoscrivesse un contratto con la Pubblica Amministrazione è bene fare ulteriori riflessioni e alzare l’asticella. Traendo insegnamento anche da quanto accaduto con la vendita dello stadio San Siro. L’avvocato Toffoletto consulente del Comune proprio nella trattativa con i fondi per la vendita dello stadio aveva provato a farsi consegnare i documenti che provassero la titolarità effettiva. Scrisse: “La ricostruzione dell’effettivo controllo può solo essere stabilita previo un esame dettagliato degli accordi che stabiliscono la relazione tra investitori e società di gestione (gli “operating agreements”) e delle istruzioni in merito alle decisioni sui singoli atti di investimento e gestorie. Trattandosi di documentazione riservata, le Squadre non ne hanno consentito la visione”.

Una prima proposta da discutere è l’attivazione dell’adeguata verifica rafforzata nei normali rapporti che intercorrono tra un privato (concessionario, acquirente, aggiudicatario di un bando) e il Comune di Milano. Significa non limitarsi a richiedere la autocertificazione dei titolari effettivi (nome e cognome dei reali proprietari degli enti privati), ma inserire nei contratti e nelle convenzioni urbanistiche l’obbligo di fornire la prova della correttezza di tali dichiarazioni. Si otterranno maggiori strumenti per verificare il rischio di riciclaggio nell’operazione e valutare eventuali elementi utili per il contrasto all’evasione fiscale dei tributi erariali a cui l’ente può contribuire.

Una seconda proposta è quella di ostacolare le pratiche speculative dei fondi che acquistano beni in città, anche diritti edificatori, per poi rivenderli dopo poco tempo. Bisogna inserire come per lo stadio e così come il Comitato Antimafia aveva proposto, la compartecipazione del Comune con una percentuale decrescente nel tempo (dal 50% al 15%) della parte di prezzo eccedente il prezzo soglia del valore del bene concesso o venduto o convenzionato. Se rivendi i diritti nei primi 5 anni una parte di quanto hai guadagnato dalla sola operazione urbanistica e finanziaria lo lasci alla città.

Infine, andando ad analizzare i documenti richiesti alle controparti che sottoscrivono un atto con la Pubblica Amministrazione, si nota una bizzarria: il possesso dei requisiti generali di idoneità morale e professionale vengono richiesti al legale rappresentante e non ai proprietari della società o beneficiari ultimi, altrimenti detti titolari effettivi. Il rappresentante legale potrebbe non trovarsi in stato di fallimento, in liquidazione coatta amministrativa, non avere procedimenti in corso, per l’applicazione di una delle misure di prevenzione previste dal Codice antimafia, non aver subito condanne per mafia, per riciclaggio, per truffa, per violazioni gravi degli obblighi relativi al pagamento delle tasse o dei contributi previdenziali, mentre il proprietario sì. Potrebbe essere un mafioso, un riciclatore, un evasore, ma non c’è problema. Si può proseguire. Sembra la legalizzazione dei prestanome.

Siamo arrivati così alla terza e ultima proposta: le stesse qualità relative all’idoneità morale e professionale che vengono richieste al rappresentante legale siano avanzate anche al beneficiari ultimi dell’operazione, ai proprietari della società.

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