“Se i ragazzi tornano a vivere con i genitori significa che non trovano lavoro e non hanno abbastanza soldi per l’affitto. Mi dispiace lasciare ai miei figli un mondo in questo stato”: così Sophie Marceau
Ha scelto di tornare a quel personaggio, anche se non considera Il tempo di Anne un vero sequel de Il tempo dell’amore, film del 2008. Sophie Marceau, che compirà 60 anni a novembre, torna al cinema nei panni di una madre alle prese con figli ormai adulti, nuove relazioni e una vita sentimentale che passa anche attraverso social e app di dating.
A Vanity Fair spiega: “Se avessimo voluto fare un sequel ci avremmo pensato a distanza di pochi anni, tanto più che era stato un successo. E credo che riprendere quel personaggio dopo una pausa così lunga sia più interessante perché ti permette di raccontare un vero cambiamento. I figli di Anne hanno ormai quasi 30 anni, sono in quella fase che segna il passaggio all’età adulta vera e propria”.
Il film finisce inevitabilmente per incrociare anche la sua vita privata. Nel racconto, la figlia della protagonista torna a casa: come reagirebbe Marceau se accadesse lo stesso con i suoi figli, Vincent, 32 anni, e Juliette, 24? La risposta tiene insieme due sentimenti diversi. Da una parte “fa sempre piacere essere un punto di riferimento. La famiglia dovrebbe rappresentare un rifugio, un posto dove puoi tornare quando le cose non vanno bene”. Dall’altra, però, “se le ragazze e i ragazzi tornano a vivere con i genitori, significa che non riescono a trovare un lavoro e che non hanno abbastanza soldi per pagare l’affitto. Non è un buon segnale”.
Ed è proprio da qui che il discorso si allarga alle difficoltà delle nuove generazioni e alle proteste che hanno portato migliaia di ragazzi in piazza in Francia. Per Marceau non si tratta soltanto di una questione francese, ma di un clima più generale, segnato dal disincanto e dalla sensazione che il futuro sia diventato più incerto. “È evidente che non andrà bene per niente. Un tempo era più facile trovare un lavoro, avere abbastanza soldi per vivere e, in un certo senso, c’era molta più libertà. E anche più ignoranza. Voglio dire, più informazioni ricevi più diventi ansioso e più ti senti in colpa per non essere in grado di fare nulla“.
Poi il pensiero va direttamente ai suoi figli e a ciò che la sua generazione lascia a quella successiva: “Io ormai sono una vecchia ragazza e mi dico: ‘La mia vita appartiene più al passato che al futuro’, ma mi dispiace lasciare ai giovani, ai miei figli, un mondo in questo stato. Non voglio sembrare troppo pessimista, però. Ho fiducia nelle nuove generazioni”.
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