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Friday, September 18, 2026

Ex Ilva, il 30 settembre si torna in aula a Milano: nuova istanza sulla sospensiva dello stop all’area a caldo

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Ex Ilva, il 30 settembre si torna in aula a Milano: nuova istanza sulla sospensiva dello stop all’area a caldo

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Per l’ex Ilva il calendario giudiziario è diventato una corsa contro il tempo. Il prossimo passaggio decisivo è fissato al 30 settembre, quando la Corte d’Appello di Milano tornerà a occuparsi della vicenda legata allo stop dell’area a caldo. L’udienza è fissata alle ore 9, con relatrice Manuela Cortelli, e avrà al centro la nuova richiesta di sospendere gli effetti del provvedimento che prevede il fermo delle attività a partire dal 25 ottobre. La data arriva in un momento particolarmente delicato perché appena venti giorni dopo, il 20 ottobre, sarà la Cassazione a pronunciarsi sul ricorso contro il provvedimento della Corte d’Appello. È questa sovrapposizione ravvicinata a rendere determinante l’esito dell’udienza milanese: l’eventuale sospensione consentirebbe infatti di evitare che la situazione si cristallizzi prima che la Suprema Corte possa esaminare il caso.

La pronuncia sulla chiusura era arrivata nell’ambito di una causa promossa dall’associazione Genitori Tarantini, supportata nel suo sviluppo da una sentenza della Corte di Giustizia Ue, e verte attorno a due questioni: negli altiforni sono ancora presenti 2mila tonnellate di amianto e alcune norme dell’Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata lo scorso anno e valida per 12 anni, non garantiscono la salubrità dell’aria se la produzione dovesse tornare a 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno.

Di fronte alla decisione della Corte d’Appello, i commissari di Ilva e Acciaierie d’Italia avevano presentato ricorso straordinario in Cassazione e istanza di sospensiva alla stessa Corte d’Appello di Milano, come prevede il rito poiché i giudici si erano espressi con un decreto per ordinare la sospensione dell’area a caldo. Venerdì scorso, era arrivata la decisione della Corte d’Appello: “Priorità alla salute”, avevano stabilito.

La partita giudiziaria ha finito per condizionare anche quella politica. Il governo stava infatti lavorando a un provvedimento-ponte destinato ad accompagnare l’ex Ilva in questa fase di transizione, ma il testo non è stato portato in Consiglio dei ministri. La ragione è anche nella necessità di attendere l’evoluzione del quadro giudiziario. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha parlato di un “labirinto” giuridico e ha spiegato che la decisione dei giudici di esaminare la nuova questione ha modificato i tempi del confronto. Il decreto, ha assicurato il ministro, non è però stato accantonato: sarebbe già pronto e potrebbe tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri dopo la prossima pronuncia della Corte d’Appello.

Nel frattempo resta aperto il capitolo più immediato, quello degli effetti della crisi sui lavoratori. Venerdì al ministero del Lavoro è previsto un tavolo tecnico dedicato alla gestione sociale della vertenza, con particolare attenzione sia agli addetti diretti sia alle migliaia di lavoratori coinvolti nell’indotto. Per i sindacati, però, la questione non può essere affidata soltanto a un tavolo tecnico. La richiesta è di riportare rapidamente la vertenza al livello politico, con una nuova convocazione a Palazzo Chigi già nella prossima settimana. Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha indicato una linea precisa: alcune misure, secondo il sindacato, possono essere adottate senza aspettare la decisione della Suprema corte.

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