Trump ancora contro i media, la Casa Bianca nega di nuovo l'accesso a Cnn: "No fake news"

Il presidente americano Donald Trump è tornato all'attacco dei media che diffonderebbero notizie false. "Niente fake news alla Casa Bianca", ha scritto su Truth, dopo che un giudice ha sospeso per 14 giorni la messa al bando di Cnn, Ms Now e Politico dalla sala stampa della presidenza. Questa situazione "è andata avanti troppo a lungo, con un costo enorme per il nostro paese", ha aggiunto.
Gli ultimi 10 giorni: un attacco ai media dopo l'altro
Tutto comincia, o per meglio dire ricomincia, il 18 settembre, quando Trump annuncia su Truth Social di voler escludere CNN, MS NOW e Politico dall'accesso alla Casa Bianca, accusandole di diffondere servizi giornalistici che a suo giudizio costituivano "fake news". Il giorno dopo, sabato 19 settembre, ai cronisti delle tre testate viene materialmente negato l'ingresso e i loro pass vengono confiscati dal Secret Service.
La misura scatena una reazione compatta del settore: la White House Correspondents' Association, guidata da Jacqui Heinrich di Fox News, chiede all'amministrazione di ripristinare subito l'accesso ai media esclusi, avvertendo che la decisione crea un pericoloso precedente per la libertà di espressione.
Pochi giorni dopo la protesta si allarga ulteriormente: lunedì 22 settembre tutte le principali emittenti americane – CNN, ABC, CBS, NBC e Fox News – sospendono collettivamente la copertura televisiva degli eventi pubblici del presidente, in solidarietà con i colleghi esclusi. Il pool che avrebbe dovuto seguire Trump alla cerimonia per il nuovo eliporto della Casa Bianca resta vuoto, tanto che il discorso del presidente risulta in gran parte privo di audio utilizzabile.
Le tre testate colpite dal bando decidono di portare la questione in tribunale, presentando una causa contro Trump e alcuni funzionari dell'amministrazione per violazione del Primo Emendamento. Il 24 settembre arriva la prima decisione: il giudice federale Timothy Kelly ordina all'amministrazione Trump di ripristinare immediatamente l'accesso alla Casa Bianca per CNN, MS NOW e Politico. Un elemento che rende la pronuncia ancora più significativa è che si tratta di un giudice nominato dallo stesso Trump, il quale ha rilevato come il giusto processo "non sia stato rispettato" nella revoca dei pass.
La reazione dell'amministrazione, tuttavia, non è stata di immediata piena esecuzione. Secondo diverse fonti giornalistiche, nonostante l'ordinanza, giovedì mattina i cronisti delle testate bandite risultavano ancora impossibilitati a entrare nel complesso della Casa Bianca, prima di essere effettivamente riammessi nel pomeriggio. La vicenda non si è fermata lì: pochi giorni dopo, due giornalisti di CNN sono stati nuovamente esclusi dalla copertura dell'arrivo del leader cinese Xi Jinping alla Casa Bianca in occasione di una cena di Stato, episodio che ha riacceso le tensioni sul rispetto effettivo della sentenza.
Non è un caso isolato di presunta inottemperanza: una verifica dell'Associated Press ha rilevato che, nei primi quindici mesi del secondo mandato di Trump, i giudici distrettuali hanno accertato violazioni di ordinanze da parte dell'amministrazione in almeno 31 cause, su temi che spaziano dai licenziamenti nella pubblica amministrazione alle espulsioni di migranti.
La “discrezionalità presidenziale”
Lo scontro con Cnn non nasce dal nulla: già nel febbraio 2025 l'amministrazione aveva bandito i giornalisti dell'Associated Press dall'Ufficio Ovale e da Air Force One, dopo che l'agenzia aveva rifiutato di adottare la dicitura "Golfo d'America" al posto di "Golfo del Messico" imposta da un ordine esecutivo di Trump.
In quel caso, un giudice federale nominato da Trump negò all'AP la reintegrazione immediata dell'accesso, pur riconoscendo che la legge non era dalla parte dell'amministrazione. Un impianto giuridico, quello della "discrezionalità presidenziale" sull'accesso a spazi riservati, che il Dipartimento di Giustizia ha richiamato anche nella causa Cnn, sostenendo che l'accesso alla Casa Bianca sia "un privilegio, non un diritto".
Il precedente più noto resta comunque quello del 2018, quando la prima amministrazione Trump revocò il pass al corrispondente Cnn Jim Acosta: anche in quel caso fu un giudice federale a ordinare il ripristino del tesserino.
Non a caso arriva la Trump TV
Parallelamente al fronte giudiziario, l'amministrazione ha scelto anche la via della comunicazione diretta: il 22 settembre la Casa Bianca ha lanciato un canale streaming attivo 24 ore su 24 su YouTube, la Trump TV che trasmette eventi passati dell'amministrazione, presentato come alternativa alla copertura dei media tradizionali esclusi.
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