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Tuesday, November 3, 2026

La lezione di Kepler-452 sulle migrazioni: con ‘GONE’, Bologna torna modello culturale

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La lezione di Kepler-452 sulle migrazioni: con ‘GONE’, Bologna torna modello culturale

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Si può quasi dire che Bologna sia tornata a fare da vetrina del modello emiliano della sinistra al potere, come il PCI vantava giustamente cinquant’anni o giù di lì, nella stagione del sindaco professore Renato Zangheri. Se si pensa anche soltanto agli ultimi giorni, con il ‘crescentone’ di piazza Maggiore pieno di giovani che cantano ancora ‘La locomotiva’ di Francesco Guccini, o con le ‘mamme anti-manganello’ che sfilano a protezione del corteo degli studenti irritando i vari sceriffi pro legge&ordine, a partire da quel simpatico truce di Vincenzo De Luca, ‘neo-Leopoldista’ di complemento.

Per certi versi, poi, anche per via del drammatico caso della morte durante il fermo di polizia di Abderrahim Fakir, con il corteo di solidarietà guidato dal Sindaco Matteo Lepore, Bologna si sta confermando come il laboratorio di un tentativo di ribaltamento di quel comune sentire anti-immigrazione che la destra alimenta ad ogni piè sospinto (e, pare, grazie a Dio!, con sempre meno risultato di consenso, stando ai sondaggi che vedono slittare di posizione questo problema, rispetto al carovita e alle guerre, tra le preoccupazioni più diffuse secondo Ipsos).

E quanto conti in questo senso il ruolo della cultura è un dato fondamentale da tenere presente. Non per caso Bologna è la città anche della compagnia teatrale Kepler-452, che da ormai due anni sta portando in giro, con notevole successo, uno spettacolo commovente e molto duro sui soccorsi ai migranti nel Mediterraneo, ‘A place of safety’. E’ una produzione di peso dell’ERT Emilia Romagna Teatro, ovvero del polo pubblico istituzionale, oggi guidato – caso unico in Italia – da tre direttrici donne (la gestione manageriale è affidata a Elena Di Gioia, che aveva seguito già anche per il Comune questo settore).

Proprio in questi ultimi giorni Kepler-452 ha presentato, a Cesena e a Roma, un nuovo lavoro sulle migrazioni, ‘GONE’, realizzato addirittura da una compagnia di attori della Georgia e montato proprio là nel Gran Caucaso, durante una residenza dei bolognesi alla Film Actors Professional State Theatre di Tbilisi. Considerando che quasi la metà della popolazione georgiana è migrata per lavorare all’estero, e tantissimi sono arrivati anche qui in Italia, lo spettacolo è un semplice racconto di ‘teatro documentario’ sulle storie raccolte tra le famiglie e gli amici degli attori stessi. Semplice si fa per dire, perché basta vedere a teatro ‘GONE’ (che speriamo torni presto in tournée) per comprendere quanto poi sia una costruzione teatrale bell’e che fatta e finita, vera eppure insieme tanto ‘cechoviana’, profondamente politica e umana, commovente e ironica.

Tocca di nuovo le corde di quell’eccellenza che Kepler-452 ha mostrato nello sperimentale ‘Album’, che si svolge in una piccola stanza-salotto per pochi spettatori ospiti. Nel caso di ‘GONE’ il merito è certo anche di questi attori georgiani di scuola statale ex sovietica, ovvero in qualche modo di grande tradizione russa e insieme di rara modestia anti-individualista, che sanno essere così efficaci proprio perché ai nostri occhi – d’italiani tutti ‘anima e core’ ed esagerate recitazioni – sembra che nemmeno stiano interpretando dei personaggi, e forse non lo stanno proprio facendo.

Per Enrico Baraldi, Nicola Borghesi e soci kepleriani (co-autore un giovane lombardo, Riccardo Tabilio) l’integrazione così riuscita con una compagnia di un altro mondo teatrale e culturale, dopo ‘Non Tre Sorelle’ con le attrici ucraine, è un ulteriore salto in avanti dopo la recente organizzazione del nuovo festival ‘Convergenze’, verso una piena dimensione da animatori culturali, ovvero, per meglio dire, da ‘agit prop’ della ‘rivoluzione’ possibile e permanente.

Le migrazioni sono uno dei temi portanti del lavoro di Kepler-452, un filo rosso che seguono da anni, scandito da titoli come ‘Perdere le cose’, ‘Gli altri’ e appunto ‘A place of safety’. Ed è alquanto meritevole saper andare così decisamente contro la corrente opinione pubblica, anche quella vicina, perché poi il primo mondo di riferimento in cui si devono rimettere in chiaro i valori è proprio la sinistra istituzionale e quella nuova populista: tra un Minniti dalemiano di ieri e i Toninelli o Crimi del primo grillismo, i De Luca neo-renziani o i riformisti PD di oggi, non ci sono poi tutte queste differenze di sensibilità sul fenomeno delle migrazioni.

Si noti, anche solo per inciso, che a dare impulso a un progetto di peso come ‘GONE’ ha contribuito anche la Fondazione ATER, l’ente regionale storico propulsore del settore teatrale, da cui si sono poi generati sia ERT sia la compagnia di danza ATER balletto di Reggio Emilia che oggi è l’unico Centro Coreografico Nazionale. E il 7 e 8 novembre i reggiani presenteranno un nuovo spettacolo di danza, firmato da due coreografi di peso internazionale, Marcos Morau e Philippe Kratz: la prima parte è costruita su ‘Le Ceneri di Gramsci’ di Pier Paolo Pasolini nella versione oratorio che ne fece Giovanna Marini; la seconda parte, ‘Doppiogioco’, è un lavoro ambientato in un simil-campo di basket per parlare di competizione e cooperazione nel mondo di oggi. E gli esempi del buon seminar cultura lungo via Emilia potrebbero continuare…

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