Garlasco, il consulente della famiglia Poggi: “Nessun doppio esito negativo del Dna di Chiara sui pedali della bici di Stasi”
“Non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi”. A mettere ordine, relazioni alla mano, su quanto accaduto nel 2007 è Marzio Capra, il consulente della famiglia della vittima presente fin dalla fase iniziale nell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco. Il chiarimento arriva dopo che i dati grezzi relativi alle analisi effettuate all’epoca dal Ris di Parma sono stati consegnati, lo scorso novembre, alla Procura di Pavia, che ha recentemente riaperto l’indagine sul delitto del 13 agosto 2007.
Il nodo riguarda le analisi effettuate sui pedali della bicicletta di Stasi. Secondo quanto riferito dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone, la difesa del condannato ha prodotto una consulenza nella quale viene contestata la gestione di quei risultati. Se il 19 settembre 2007 il consulente tecnico del pubblico ministero aveva rilevato “oltre ogni ragionevole dubbio” la presenza della traccia genetica di Chiara Poggi sui pedali della bici dell’allora fidanzato, il giorno successivo due controanalisi avrebbero dato esito negativo. Secondo la ricostruzione della Procura, quel dato sarebbe stato omesso nell’indagine coordinata dalla Procura di Vigevano e avrebbe potuto rappresentare un elemento utile “a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”. Il giorno 24 settembre 2007 Stasi venne infatti sottoposto a fermo, che non fu convalidato.
La versione di Capra è però diversa. Il genetista, contattato dall’Adnkronos, parla “di contro analisi note fin da subito alle parti e di risultati mai nascosti tanto che sono messi nero su bianco nella relazione del 2007 del Ris di Parma”. L’equivoco, secondo il consulente della famiglia Poggi, nascerebbe dalla modalità con cui i dati grezzi sono stati messi a disposizione della nuova indagine. Si tratta, spiega, di “dati grezzi catalogati non per data di ‘corsa’, cioè di analisi, ma di modifica”. La distinzione è fondamentale per ricostruire la sequenza degli accertamenti. “Quello che la difesa di Stasi indica come un esito negativo datato 20 settembre 2007 è invece, e lo scrive anche il consulente della procura Carlo Previderè, una ‘corsa’ del campione inibito del 10 settembre 2007”, sostiene Capra. Tradotto in termini meno tecnici, il tentativo di analizzare il campione il 10 settembre non avrebbe prodotto un risultato utilizzabile perché il materiale era inibito. Per i nove giorni successivi, i tecnici del Ris di Parma avrebbero quindi lavorato sul campione rilevato sui pedali, fino a renderlo analizzabile.
Il risultato del 19 settembre, quello che aveva indicato la presenza del Dna di Chiara Poggi, arriverebbe dunque dopo questo lavoro. Il dato oggi associato al 20 settembre, secondo Capra, non sarebbe invece una nuova analisi negativa effettuata dopo il risultato positivo del giorno precedente, ma la registrazione di una precedente corsa sul campione inibito, successivamente modificata. È su questa ricostruzione cronologica che si concentra ora il confronto tra le parti. Da una parte la consulenza prodotta dalla difesa di Stasi, richiamata dal procuratore Napoleone, che individua due controanalisi negative del 20 settembre e contesta il fatto che quel dato non sarebbe stato valorizzato nell’indagine del 2007. Dall’altra Capra, secondo il quale le analisi erano note alle parti e risultavano già documentate nella relazione del Ris.
La questione torna al centro dell’inchiesta quasi vent’anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, anche perché la traccia genetica sui pedali della bicicletta di Stasi è stata esaminata nel corso del procedimento che ha portato alla condanna definitiva dell’allora fidanzato della vittima. La Cassazione, nel 2015, ha confermato la condanna. Ora la Procura di Pavia, attraverso i dati grezzi acquisiti dal Ris, dovrà ricostruire con precisione la sequenza delle analisi: quali campioni furono esaminati, in quali date furono effettuate le singole corse e quando furono modificati i relativi file. È su questa successione temporale che si gioca il significato del dato oggi contestato: se si tratti effettivamente di una controanalisi negativa del 20 settembre, successiva alla rilevazione del Dna di Chiara, oppure della corsa del 10 settembre su un campione inibito, come sostiene il consulente della famiglia Poggi.
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