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Wednesday, October 14, 2026

Concordato tra fisco e partite Iva, le simulazioni dei commercialisti: “Aderisce chi prevede di guadagnare di più. Così lo Stato rinuncia a una parte di gettito”

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Concordato tra fisco e partite Iva, le simulazioni dei commercialisti: “Aderisce chi prevede di guadagnare di più. Così lo Stato rinuncia a una parte di gettito”

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Mentre la strada verso la legge di Bilancio è sempre più in salita e il taglio Irpef per il “ceto medio” rischia di sfumare, per gli autonomi che entro il 2 novembre accetteranno di aderire alla terza edizione del concordato preventivo biennale è in arrivo un bel risparmio. Le simulazioni realizzate dai commercialisti per Ilfattoquotidiano.it mostrano che, grazie alla flat tax sul maggior reddito concordato con l’Agenzia delle Entrate, il risparmio rispetto alle normali aliquote Irpef può arrivare a migliaia di euro. Il risultato, posto che i contribuenti accettano solo nel caso in cui prevedano redditi superiori a quelli oggetto del patto, è un boomerang per le casse pubbliche. Altro che “conviene ai cittadini e conviene allo Stato”, come da slogan del ministero dell’Economia. “Il rischio concreto è che dietro i numeri delle adesioni e del gettito dichiarato si nasconda una rinuncia a entrate fiscali ben maggiori”, commenta Michela Boidi, presidente dell’Unione nazionale giovani commercialisti (Ungdcec). “Sarebbe fondamentale avere un dato a consuntivo che chiarisca quanto lo Stato incassa e quanto avrebbe potuto incassare applicando la tassazione ordinaria”. Informazioni che il Mef non ha mai diffuso.

Un passo indietro: il concordato è lo strumento lanciato nel 2024 dal viceministro con delega al fisco Maurizio Leo con l’obiettivo dichiarato di combattere l’evasione delle partite Iva, categoria con una propensione al nero vicina al 60%, “tendendo la mano” a quelle inaffidabili portandole gradualmente alla piena conformità. Si tratta di un accordo biennale con le Entrate sul reddito da dichiarare e le tasse da pagare. Chi accetta ha diritto a una “tassazione sostitutiva opzionale” sulla differenza tra il reddito dell’anno prima e quello concordato: una flat tax variabile tra il 10 e il 15% (a seconda dell’affidabilità fiscale) al posto dell’aliquota marginale Irpef. Non solo: il primo anno si vede tassare solo il 50% del maggior reddito oggetto dell’intesa. E può godere anche di una conveniente sanatoria sul nero fatto in passato. Nonostante questo il primo biennio si è chiuso con un flop: 460mila adesioni su una platea di 2,2 milioni di contribuenti soggetti agli Indici di affidabilità fiscale (Isa). La seconda tornata è andata ancora peggio: hanno risposto sì solo in 55mila. Per rendere più appetibile la misura, da allora la maggioranza ha stabilito anche un tetto alla proposta di reddito che il fisco può fare ai potenziali evasori: non oltre il 130% del reddito dichiarato l’anno precedente per chi ha un voto Isa tra 6 e 8, 135% se il livello di affidabilità è sotto il 6, salvo un adeguamento della soglia alla rivalutazione del pil nominale.

Il punto di caduta, come emerge dalle simulazioni elaborate da Roberta Mendola e Stefania Serina, consigliere dell'Unione nazionale giovani commercialisti, è un sistema in cui paradossalmente a perdere è quasi sempre il banco. Partiamo da un professionista - per esempio un ingegnere, un perito o un consulente - che per il 2025 abbia dichiarato 86.500 euro e sia risultato del tutto "congruo" agli occhi del fisco, guadagnandosi una pagella fiscale da 9. È l'identikit della maggior parte dei soggetti che hanno aderito finora: già virtuosi e disposti ad accettare il patto solo perché prevedono un aumento del giro d’affari e quindi redditi effettivi superiori alla cifra calcolata dall'Agenzia. I numeri confermano: a questo contribuente viene proposto di salire a 92.988 euro nel 2026, anno sul cui andamento ha ormai praticamente completa visibilità, e arrivare a 101.692 euro nel 2027 pagando sul maggior reddito solo il 10%, 1.546 euro. Contro un'imposta ordinaria (considerata l'Irpef al 43% e le addizionali) di 6.958. Gli basterà superare quota 89.936 euro di guadagni perché l'operazione sia per lui conveniente: oltre quella cifra ogni euro in più è tassato al 10% invece che al 43%. Vale a dire che lo Stato ci perde. Il risparmio per il contribuente sale ulteriormente se si parla di un medico con lo stesso voto Isa e un reddito dichiarato per il 2025 di 102.820 euro: il fisco gli proporrà di pagare le tasse a regime su 121.175 euro e versare sulla differenza solo 1.838 euro, abbuonandogli la bellezza di quasi 6.500 euro.

Ma notevoli vantaggi arrivano anche a chi oggi dichiara troppo poco, probabilmente perché evade. Prendiamo un ristoratore con reddito 2025 di soli 15.600 euro, cioè l'incredibile media dichiarata, stando ai dati ufficiali del dipartimento Finanze, da chi appartiene a quella categoria e ha un voto Isa inferiore a 8. Il protagonista della simulazione si ferma a 6, che significa affidabilità bassa e probabile nero. A valle del tetto all'aumento massimo introdotto in primavera, le Entrate possono chiedergli di salire nel 2026 a 17.940 euro e nel 2027 a non oltre 20.787. Se li dichiarasse spontaneamente, o in seguito a controlli, dovrebbe pagare 1.297 euro di tasse in più, ma se aderisce al concordato se la cava con 622, risparmiandone 675. È sufficiente che arrivi a 18.100 euro di introiti effettivi e gli conviene. Per un idraulico che abbia dichiarato 30mila euro e abbia un voto Isa 7 la proposta dell'Agenzia per il 2027 è di 39.975 euro, con un possibile risparmio di 2.294 euro rispetto all'imposta ordinaria. Ma l'adesione è vantaggiosa già se il reddito effettivo supera i 33.400 euro.

Per contribuenti con Isa sotto quota 6, che dovrebbero essere automaticamente iscritti nelle liste di contribuenti da sottoporre a controlli mirati e sulla carta sono il vero target del concordato, non ci sono simulazioni perché l'accettazione del patto è del tutto improbabile, spiega Boidi. "In quei casi spesso il reddito dichiarato è addirittura negativo, quindi arrivare a quello proposto comporterebbe uno sforzo notevole. L'adesione si valuta solo se il contribuente ha interesse ad aderire alla sanatoria", quel "ravvedimento speciale" che consente agli aderenti di regolarizzare le annualità pregresse (ora anche il 2023) pagando un'imposta sostitutiva su una base imponibile forfettaria anziché sulle somme effettivamente sottratte al fisco. Un altro buco, perché le minori entrate attese da accertamenti e ravvedimenti ordinari superano quel che si incassa con la misura.

Il Mef finora non ha fornito alcun dato sul maggiore o minor gettito prodotto dal concordato. L’ultima Relazione evasione riferisce che i contribuenti Isa che hanno aderito per il biennio 2024/2025 hanno dichiarato una maggior base imponibile di 4,4 miliardi per il 2024 e 7,9 per il 2025. Ma manca, come evidenziato dalla stessa relazione, “la stima del controfattuale, ovvero di quanto sarebbe comunque variata la base imponibile ai fini del reddito d’impresa e di lavoro autonomo nel caso in cui non fosse stata introdotta la misura di policy”. E di quanto, di conseguenza, sarebbero aumentati o diminuiti gli introiti.

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