Messaggi Whatsapp falsi, e-mail e voci modificate con l’IA hanno ingannato l’ex presidente di Fideuram: truffa da 95 milioni
Maxi truffa informatica via Whatsapp ai danni dell’ex presidente di Fideuram Paolo Molesini, che per questo ha dato le dimissioni lo scorso 16 marzo. Tutto, come ricostruisce Luigi Ferrarella sul Corriere, è partito con un falso messaggio di Carlo Messina, amministratore della capogruppo Banca Intesa, che gli chiedeva di effettuare una serie di bonifici per non perdere l’occasione di un’operazione finanziaria all’estero. A sostenere l’inganno si è aggiunta la telefonata di Paolo Nastasi, avvocato d’affari di un importante studio internazionale, che Molesini conosceva. Anche in questo caso si trattava di un falso e dall’altra parte del telefono c’erano i truffatori che simulavano la voce del legale grazie a strumenti di intelligenza artificiale. Poi sono arrivate le e-mail che indicavano a Fideuram le coordinate delle società e dei conti esteri sui quali operare i pagamenti. Così sono partiti i bonifici, soprattutto verso Cina e Hong Kong. Risultato: 95 milioni inviati sui conti dei truffatori, recuperati solo in parte: mancano ancora all’appello 36 milioni di euro.
Nel registro degli indagati è stato iscritto un nome straniero, che potrebbe anche riferirsi a un’identità fittizia. Lo scorso maggio sono stati sequestrati in una banca in Portogallo 13 milioni, prima che svanissero nel nulla, grazie all’indagine dei pm Alfonso Serritiello e Barbara Benzi, insieme ai colleghi di Lisbona e con il coordinamento di Eurojust. Il nome negli atti risale a quest’operazione di recupero e la procura, con anche l’aggiunto Eugenio Fusco, sta dando la caccia alla banda che ha architettato la truffa. Quaranta milioni sono stati subito bloccati da una banca in Cina attraverso la “collaborazione interbancaria internazionale” attivata dai “sistemi di sicurezza interna di Fideuram” che si sono allertati “rapidamente”, scrive il quotidiano di via Solferino. Mancano all’appello almeno 36 milioni finiti in conti esteri e convertiti in criptovalute, e gli inquirenti dovrebbero rintracciarli prima che i truffatori riescano a monetizzare i bitcoin.
Paolo Molesini a marzo ha annunciato le sue dimissioni “per ragioni personali”, nonostante non fosse né indagato né destinatario di contenziosi avviati dal Gruppo Intesa. Antonio De Vita, chief security office di Intesa Sanpaolo, ha ricordato che Intesa dall’inizio dell’anno ha “abbattuto circa 5.000 video fake fatti con l’AI, di cui la maggioranza dei quali collegata al nostro ceo Carlo Messina”.
Le “Ceo Fraud”, cioè le frodi informatiche in cui un criminale si spaccia per un dirigente di alto livello, sono ormai diffusissime. Secondo la rilevazione dell’Association for Financial Professionals solo nel 2025, il 74% delle organizzazioni è diventato bersaglio, contando anche i casi in cui la truffa non è riuscita. L’anno prima il dato si fermava al 63%. L’intelligenza artificiale ha facilitato l’attività dei truffatori, realizzando e-mail sempre più difficili da riconoscere come false e utilizzando audio e video deepfake. Nel 2025 sono stati sottratti 269 milioni di euro con le Ceo Fraud e dal 2022 il valore economico delle frodi digitali è cresciuto di oltre 116 milioni di euro.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.