FIGC, Galliani contro Malagò: Marotta perde la battaglia, ma la guerra è ancora aperta. C’è già un piano B
Il calcio italiano riesce sempre a sorprenderci. Alla fine, con tutta probabilità, avremo due candidati per la presidenza Figc: Giovanni Malagò sarà sfidato da Adriano Galliani. Il farsesco auto-commissariamento della FederCalcio è diventato davvero l’occasione per il tentativo di golpe contro l’ex n.1 del Coni, proprio come auspicava la politica, che non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Il pallone sta facendo tutto da solo. Oggi è attesa l’ufficialità di entrambe le candidature. Malagò dovrebbe essere riuscito a raggiungere il quorum di 11 squadre su 20, necessario a confermarsi il candidato della Serie A. L’opposizione ha già fatto scattare il piano B: saranno i calciatori ad accreditare Galliani, un paradosso per il dirigente brianzolo, che in Lega ha costruito la sua carriera.
Partiamo da un dato: Marotta non ci ha fatto una gran figura. Nonostante le trame e le riunioni degli ultimi giorni, la Serie A ha scelto comunque di riconfermare la candidatura dell’ex numero uno del Coni. Certo, sarà una fiducia più risicata: a giugno i club erano 19 su 20, ora vedremo quanti saranno alla fine, c’è anche il giallo di alcune doppie firme, il consenso si è assottigliato. Però comunque Malagò che va a prendersi le firme in Serie A, cioè in casa di Marotta, è una sconfitta per il presidente dell’Inter, che della Lega oggi si sente padrone.
L’obiettivo era chiaramente far fuori subito Malagò dalla contesa: se non lo avesse candidato la Serie A, non l’avrebbe candidato nessuno e Galliani avrebbe avuto strada spianata per l’elezione da candidato unico. Invece il piano è fallito, Malagò è sopravvissuto, grazie alla battente opera di convincento di cui lui è maestro, ma anche per un certo spaesamento fra i club (tanti non hanno gradito l’attivismo di Marotta e del suo alleato Percassi, non capendo il senso del ribaltone). Questa manifestazione di forza da una parte, e debolezza dall’altra, potrebbe influire sul prosieguo della sfida.
La partita però non si gioca solo in Serie A, va inquadrata nel contesto più ampio della FederCalcio e delle altre componenti. Chi lo conosce bene, scommetteva sul fatto che Marotta non si sarebbe fermato per una firma in più o in meno in Serie A. E infatti così è stato. L’appoggio dell’AIC è la conferma che l’operazione Galliani è partita soltanto dopo aver incassato la garanzia della sponda di calciatori e allenatori, in virtù del rapporto con l’avvocato Viglione, a cui le componenti tecniche sono legate, e che Marotta, insieme all’alleato Percassi, ha già reclamato più volte come segretario generale. Il 30% delle componenti tecniche (AIC–AIAC) fa partire Galliani in netto vantaggio rispetto a Malagò, che non ha nemmeno l’intera Serie A dalla sua.
Da qui al 14 dicembre inizia la corsa ad accaparrarsi i voti degli altri. I Dilettanti che da soli valgono il 34% come al solito potrebbero essere determinanti: il vecchio Giancarlo Abete non ama Malagò (quattro mesi fa gli si era candidato contro), ma ormai è in aperta polemica con i calciatori (che sostengono Galliani), e da uomo di sistema non è nemmeno per il commissariamento. Le alleanze sono imprevedibili. Probabile che Leghe e componenti vadano al voto in ordine sparso, nel segreto dell’urna. Dove Malagò è il numero uno. Ma pure Marotta e Galliani non scherzano. Uno scontro tra titani, deciso anche dai piccoli personaggetti che popolano il calcio italiano.
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