Prof accoltellata, torna in classe il ragazzo che ha fermato l'aggressore: "Non sono un eroe"

Karim ha 14 anni, è arrivato in Italia dal Congo da solo e vive in una casa famiglia. A scuola è arrivato quest'anno, studia con impegno e ha voti alti. Venerdì 18 settembre ha bloccato il compagno che stava accoltellando la professoressa. Oggi è tornato in classe, accolto come un eroe dalla comunità scolastica, ma lui dice semplicemente: "Non ho fatto niente di speciale. Qualcuno doveva fermarlo, poteva ucciderla la prof". Queste solo le parole dette dal giovane alla preside Wanda Giacomini, che ieri è andata a trovarlo e che lo accompagnerà al ministero dell'Istruzione per il riconoscimento che il ministro Giuseppe Valditara vuole consegnargli.
"Ha fatto una grandissima cosa", ha detto di lui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il ragazzo vive da due anni, insieme a un fratellino, in una casa famiglia gestita dai Salesiani. È arrivato in Italia a 11 anni via mare e, nella scuola media Giovanni Verga, si è distinto per l'impegno e i risultati: ha chiesto libri per recuperare le iniziali difficoltà con l'italiano e, racconta "la Repubblica", ha sempre mantenuto buoni rapporti con i compagni.
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L'aggressione
Venerdì un 13enne è entrato in classe, nella scuola media a Roma, con due coltelli e ha aggredito la professoressa Isabella Marsilio, dopo averle spruzzato dello spray urticante. Il ragazzo aveva predisposto una diretta social e, secondo quanto riferito dall'assistente educativo Corrado Ruffini, dopo l'aggressione ha detto di avere avuto un piano preciso: colpire una sola persona e poi costituirsi. Karim, che era in fondo alla classe, è corso verso la cattedra e gli ha bloccato il polso, fermando un altro possibile colpo.
La docente è stata portata in ospedale e poi dimessa. I carabinieri stanno esaminando i telefoni del 13enne e della madre e i suoi contatti online per ricostruire la preparazione dell'aggressione e verificare anche l'eventuale coinvolgimento di altre persone.
Informativa in Procura: si cercano eventuali istigatori
Non solo l'aggressione e il video finito sui social. Le indagini si sono allargate alla rete, dove gli investigatori stanno cercando di ricostruire cosa sia accaduto prima, durante e dopo il gesto.
Una prima informativa dei carabinieri è stata trasmessa anche alla Procura ordinaria di Roma. Al centro degli accertamenti ci sarebbe, tra l'altro, la possibile presenza di persone che avrebbero incitato o spinto il ragazzo a compiere l'aggressione attraverso gruppi e canali social.
Gli investigatori stanno cercando di identificare i quattro utenti collegati alla diretta nel momento dell'aggressione, oltre alla persona che avrebbe successivamente pubblicato il video in rete. L'obiettivo è capire chi fossero, che ruolo abbiano avuto e se esistano elementi utili a ricostruire eventuali contatti con il ragazzo.
Non viene esclusa neppure la possibilità che l'autore della pubblicazione o il server utilizzato per diffondere il contenuto si trovino all'estero. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli investigatori c'è anche quella di un collegamento con la Russia, ma si tratta di una pista da verificare.
La lettera di scuse dei genitori del 13enne
I genitori del 13enne hanno inviato una mail di scuse alla docente, che si trova in convalescenza a casa. “Sta bene, ma è sotto shock”, conferma il figlio: "Ha ricevuto tre coltellate all'altezza del fianco. È un miracolo che i colpi non abbiano colpito organi interni". La professoressa ha dovuto nelle ultime ore rendere irraggiungibile il suo profilo Fb, preso di mira da centinaia di commenti critici per le sue idee sulla “remigrazione”.
Con incredulità ha guardato il video dell'aggressione, diventato virale in rete.
La diretta dell’aggressione e la caccia a chi ha diffuso il video
Il filmato è al vaglio degli Carabinieri che puntano ad identificare chi lo abbia registrato e messo in rete. L'ipotesi è che sia una delle quattro persone che erano collegate con il profilo Telegram dello studente. Forse uno straniero. Uno di loro scriveva in cirillico. Secondo gli accertamenti, al momento dell’azione non più di quattro utenti stavano seguendo la diretta.
Il messaggio prima dell’aggressione: “Guardate il tg dopo”
Circa 45 minuti prima dell’accoltellamento, alle 9.14, il ragazzo avrebbe scritto ai 22 componenti di una chat su TikTok: “Guys, guardate il tg dopo”. Gli investigatori stanno ricostruendo i suoi contatti delle settimane precedenti per accertare se sia stato avvicinato o influenzato da gruppi estremisti online. Al momento, secondo quanto emerge dalle indagini, non è stata accertata una matrice politica o ideologica del gesto.
Il profilo del ragazzo, ora chiuso, contava sul ragguardevole numero, per la sua età, di 4.332 follower.
Dai racconti dei compagni emerge come il 13 enne passasse “molte ore davanti al pc” e fosse "appassionato di video crime, roba violenta".
Lo studente della scuola media Verga di Centocelle potrebbe essere stato insomma "arruolato" e potrebbe avere ricevuto indicazioni tecniche dettagliate su come portare a termine la sua azione contro la prof: quale tipo di coltelli acquistare, il gas urticante e consigli relativi all'utilizzo di Telegram.
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Restano da chiarire la dinamica dell'aggressione e le ragioni del gesto. Al momento non risultano elementi ufficiali che consentano di stabilire un movente e gli accertamenti chiariranno anche se vi fossero contrasti tra l'aggressore e la docente.
I carabinieri stanno inoltre accertando come il tredicenne sia riuscito a introdurre nella scuola il coltello e lo spray urticante.
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