Razionalizzazione e riciclo per fronteggiare la scarsità di acqua

Un modello di water management per affrontare la scarsità d’acqua. Perché, quando la risorsa idrica scarseggia, è necessario correre ai ripari con interventi che mettano assieme razionalizzazione e riciclo. È quanto si propone il progetto portato avanti dall’Enea con 10 partner per affrontare l’emergenza legata alla riduzione della risorsa idrica, con il progetto europeo (che si giova di uno stanziamento di 4 milioni di euro) denominato Share.MedWater a cui partecipano anche 11 partner associati di 7 Paesi mediterranei.
Gestione circolare dell’acqua
I ricercatori dell’Enea, sotto la guida della responsabile del Laboratorio tecnologie per la gestione circolare di acqua e reflui Silvia Di Fabio, si occuperà di sviluppare, validare e implementare tecnologie innovative per il recupero, il trattamento e il riutilizzo delle risorse idriche. «Share.MedWater rappresenta un passo strategico verso una gestione dell’acqua più circolare, resiliente e partecipata nel Mediterraneo - sottolinea la responsabile -. Integra, infatti, innovazione tecnologica, armonizzazione normativa e coinvolgimento delle comunità locali».
Un supporto per i decisori
Una delle novità del progetto riguarda lo sviluppo di uno strumento di supporto alle decisioni a scala distrettuale per valutare il contributo delle risorse idriche alternative, acqua piovana, acque grigie e acque reflue trattate, nella riduzione dei prelievi da fonti tradizionali e per orientare le scelte degli stakeholder. Il progetto rivolge particolare attenzione alle aree rurali e insulari, dove gli impatti della scarsità idrica sono più evidenti. Inoltre sono previsti sette progetti pilota: in Italia, sarà realizzato nel Comune di Cervia (Emilia-Romagna) per il riutilizzo delle acque meteoriche.
Dalla raccolta al riuso
L’iniziativa, come sottolinea la ricercatrice, «promuove la raccolta, lo stoccaggio, il trattamento e il riuso delle risorse idriche alternative, integrando approcci comunitari decentralizzati con modelli distrettuali scalabili». «L’obiettivo finale - prosegue - è dunque consentire ai Paesi del Mediterraneo di affrontare siccità prolungate, eventi estremi e la progressiva riduzione delle risorse idriche». Non è tutto. Perché, nel corso del progetto, saranno sviluppati due casi studio a scala distrettuale. Si tratta di modelli replicabili che saranno accompagnati da un programma di capacity building transfrontaliero e da un’analisi comparata dei quadri normativi sul riuso idrico. «Lo strumento di supporto alle decisioni - argomentano dall’Enea - sarà implementato e validato attraverso l’applicazione ai casi studio per supportare le amministrazioni locali nella valutazione di scenari economici, ambientali e sociali legati all’integrazione delle risorse idriche alternative in contesti territoriali differenti».
Un sondaggio sull’accettabilità
Tra le altre iniziative c’è anche la realizzazione di un sondaggio sull’accettabilità sociale del riutilizzo delle acque trattate nelle sette aree pilota, con l’obiettivo di rilevare percezioni, aspettative e preoccupazioni di cittadini e stakeholder. «Le informazioni raccolte, adesso in fase di elaborazione - concludono all’Enea - contribuiranno a orientare lo sviluppo di strategie di riuso più efficaci, inclusive e coerenti con i diversi territori».
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