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Saturday, November 7, 2026

Tari 2026, seconda rata e saldo: come si calcola e quando si paga

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Le scadenze della Tari 2026 cambiano da città a città. La tassa che finanzia la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, istituita nel 2014 e che ha preso il posto della Tares, viene gestita a livello comunale: ogni amministrazione decide quando riscuoterla e in quante rate suddividere il pagamento. Molti enti seguono uno schema simile, con acconti nei primi mesi dell’anno e saldo entro dicembre, ma non esiste un calendario nazionale. Milano e Roma, per esempio, hanno adottato scadenze differenti.

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Quello che devi sapere

Le scadenze nei Comuni

Per sapere quando pagare è necessario consultare l’avviso ricevuto o il sito del Comune in cui si trova l’immobile. Di frequente la Tari viene suddivisa in due o tre versamenti: un primo acconto tra aprile e giugno, un secondo in estate e il saldo tra novembre e dicembre. Altre amministrazioni prevedono quattro rate o il pagamento in un’unica soluzione. Questa ripartizione è una prassi, non una regola vincolante: ciascun ente stabilisce il proprio calendario.

Per approfondire: Imu e Tari, ecco le nuove regole: novità su scadenze, sanzioni e dichiarazioni

Le date di Milano e Roma

A Milano la Tari 2026 prevede un acconto entro il 10 luglio e un saldo entro il 4 dicembre. La prima rata è stata calcolata sulla base del 60% delle tariffe 2025, mentre il conguaglio utilizza quelle approvate per il 2026. È possibile versare tutto a dicembre senza costi aggiuntivi, salvo le specificità della domiciliazione bancaria.

Roma ha scelto invece quattro scadenze per gli avvisi ordinari: 31 marzo, 31 maggio, 31 agosto e 30 novembre. Il 31 marzo era anche il termine per saldare in una volta quanto richiesto nell’avviso. Gli importi iniziali facevano riferimento alle tariffe precedenti, con eventuale successivo conguaglio. Anche gli avvisi suppletivi indicano il 30 novembre come scadenza. I due casi confermano l’importanza di verificare le disposizioni locali.

Per approfondire: Tari 2026, bonus sociale al via con pagamenti di luglio: a chi spetta lo sconto del 25%

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Chi paga la tassa

La Tari è dovuta da chi possiede o detiene locali e aree capaci di produrre rifiuti urbani. Non riguarda quindi soltanto i proprietari: anche gli inquilini, secondo le condizioni previste dalla legge, possono essere tenuti al versamento. L’obbligo interessa abitazioni, negozi, uffici e attività produttive. Se più persone occupano lo stesso immobile, rispondono solidalmente del tributo. Sono escluse, nei casi previsti dalla normativa, le aree scoperte pertinenziali non operative e le parti condominiali comuni non utilizzate in via esclusiva.

Come si calcola l’importo

Per le utenze domestiche il conteggio dipende principalmente dalla superficie tassabile e dal numero degli occupanti; per quelle non domestiche incidono anche la destinazione dei locali e la produzione potenziale di rifiuti. La tariffa comprende in genere una quota fissa e una variabile. In sede di accertamento, il Comune può assumere come riferimento l’80% della superficie catastale, secondo i criteri di legge. L’importo effettivo dipende comunque dalle tariffe comunali e dalle agevolazioni applicabili.

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Perché le tariffe cambiano

Il costo della Tari può variare per effetto delle spese sostenute per raccolta e trattamento, degli investimenti e delle scelte locali sulla ripartizione degli oneri. L’Arera, con un’indagine avviata nel 2024 e conclusa nel 2025, ha rilevato differenze significative tra i sistemi utilizzati dai Comuni, anche nella distribuzione dei costi tra famiglie e attività economiche. Non è stato però imposto alcun trasferimento generalizzato della spesa dai commercianti ai residenti. Per il periodo 2026-2029 si applica il metodo tariffario MTR-3, che disciplina il riconoscimento dei costi del servizio.

Come pagare e quale codice usare

Le modalità sono indicate nell’avviso: a seconda del Comune possono essere disponibili PagoPA, modello F24 o altri canali bancari e postali. Milano consente il pagamento tramite PagoPA e l’addebito su conto corrente; a Roma gli avvisi di AMA comprendono i bollettini PagoPA. Dove si utilizza l’F24, il codice tributo Tari è 3944, nella sezione Imu e altri tributi locali. Occorre riportare anche il codice catastale del Comune, l’anno di riferimento ed eventualmente i dati della rata. Il tributo provinciale ambientale TEFA è indicato separatamente: TEFA per il tributo, TEFN per gli interessi e TEFZ per le sanzioni.

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Il bonus Tari

Il bonus sociale rifiuti prevede uno sconto del 25% per le famiglie economicamente svantaggiate. Nel 2026 la soglia Isee ordinaria dei bonus sociali è salita a 9.796 euro; resta a 20mila euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico. Il beneficio è automatico per chi ha presentato la Dsu e possiede i requisiti, ma viene riconosciuto nell’anno successivo a quello dell’attestazione Isee: gli aventi diritto individuati nel 2025 ricevono dunque lo sconto nel 2026, mentre quelli individuati nel 2026 lo avranno nel 2027. Il meccanismo è finanziato anche attraverso una componente applicata alle utenze.

Le riduzioni previste

In caso di mancato svolgimento del servizio, gravi irregolarità o interruzioni che comportino rischi sanitari riconosciuti, la legge prevede che la Tari sia dovuta in misura non superiore al 20% della tariffa: la riduzione può quindi raggiungere l’80%. Alcuni pensionati residenti all’estero, titolari di pensione in convenzione internazionale, possono inoltre beneficiare di una riduzione di due terzi sull’unica abitazione italiana, alle condizioni fissate dalla normativa.

I Comuni possono introdurre altri sconti, per esempio per chi vive solo, utilizza una seconda casa stagionalmente, risiede all’estero per lunghi periodi o possiede fabbricati rurali abitativi. Queste agevolazioni non sono necessariamente automatiche: percentuali, requisiti e procedure dipendono dai regolamenti locali.

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Gli errori da controllare

Prima di pagare è opportuno controllare superficie, numero di occupanti e riduzioni applicate. In passato alcuni Comuni hanno conteggiato più volte la quota variabile per le pertinenze, come garage e cantine, anziché una sola volta per utenza domestica. In presenza di versamenti eccessivi è possibile chiedere il rimborso nei termini previsti. Va ricordato inoltre che la Tari tributaria non è soggetta a Iva, diversamente dalle tariffe corrispettive. Per chiarimenti bisogna rivolgersi all’ufficio tributi o al gestore.

Il fabbisogno standard

Le linee guida ministeriali aggiornate nel gennaio 2026 aiutano i Comuni a valutare il fabbisogno standard del servizio rifiuti. La stima nasce dal costo standard per tonnellata moltiplicato per la quantità gestita e considera, tra l’altro, raccolta differenziata, distanza dagli impianti, caratteristiche del territorio e modalità di gestione. È un parametro per i piani finanziari, non la cifra che ciascun cittadino deve versare.

Per approfondire: Tari 2026, novità in arrivo: ecco come cambiano tempistiche e sistema di calcolo

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