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Thursday, September 17, 2026

La pallavolo dal bianco e nero ai successi azzurri

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Un docufilm per raccontare i primi ottanta anni della Federvolley, dal 1946 ad oggi. Una carrellata di immagini e testimonianze che vanno dal bianco e nero al colore arrivando agli effetti speciali. Il lungometraggio di Mario Maellaro e scritto da Jacopo Volpi riporta alla luce alcuni dei momenti più importanti del volley made in Italy. 

Le sfide tra Modena e Firenze all’aria aperta per aggiudicarsi il titolo si mescolano con quelle degli Azzurri vincenti (Universiadi 1970) che riuscirono a qualificarsi per le Olimpiadi del 1976 fino ad arrivare al primo, incredibile, successo: quello del 1978 con i Campionati mondiali di Roma dove gli azzurri guidati da Carmelo Pittera (rimasta nella storia la sua frase “Per arrivare in finale due più due deve fare cinque”) giocarono il match per l’oro (perso per 3 a 0 contro la Russia) di fronte ad oltre 18.000 spettatori. 

Lì fu l’inizio della ‘nuova era’ della pallavolo italiana, quella in cui i paesi dell’Est, d’Oriente e Sudamerica avevano un nuovo rivale acclarato: l’Italia. 

Dal bronzo olimpico del 1980 al successo Europeo dell’89 una serie di operazioni dedicate alla base (Volley85 su tutte) e un tecnico nuovo in panchina, capace di parlare al grande pubblico e rivoluzionare, ancora una volta la pallavolo d’Italia: Julio Velasco, fuggito dall’Argentina e approdato prima a Jesi e poi a Modena, culla della pallavolo di club. Sul parquet arrivano prima i titoli italiani in gialloblù e, poi, con l'ok del Commendator Panini, la panchina azzurra: una fortuna per la Nazionale maschile, capace di scalare il tetto del mondo. 

Da lì l'oro europeo e quello mondiale del 1990 in Brasile dove arrivò il titolo insperato con i successi contro Brasile e Cuba. Quella generazione azzurra ha scritto la storia a lettere cubitali della pallavolo ‘moderna’ dove tutto è cambiato, dove gli attacchi e il bel gioco hanno, passo dopo passo, fatto spazio alla fisicità e alla forza. Julio Velasco è - ancora oggi - il trait d'union azzurro. Prima con gli uomini e, poi, con le donne. I risultati? Molto simili: le azzurre sono campionesse d'Olimpia e Mondiali, hanno pochi giorni fa giocato la finale europea (perdendola) contro la Turchia confermandosi tra le formazioni più forti del mondo. 

Tra il 1990 e oggi, nel settore maschile, sono arrivati successi a raffica con Velasco (1991, argento europeo, 1993 oro europeo, 1994 oro mondiale, 1995 oro europeo, 1996 argento olimpiadi), Bebeto (1997 bronzo europeo, 1998 oro mondiale), Anastasi (1999, oro europeo, 2000 bronzo olimpico, 2000 argento europeo), Montali (2003 oro europeo, 2004 argento olimpico, 2005 oro europeo), Berruto (2011 argento europeo, 2012 bronzo olimpico), Blegnini (2015 bronzo europeo, 2016 argento olimpico) e De Giorgi (2021, oro europeo, 2022 oro mondiale, 2023 argento europeo, 2025 oro mondiale). 

Poi c'è il ‘mondo femminile’ di club, che ha fatto la storia. Dallo scudetto di Catania firmato Alidea alla Teodora di Ravenna passando per la Latte Rugiada Matera. Un movimento in crescita continua capace di arrivare con Sergio Guerra al bronzo europeo del 1989, replicato con Angelino Frigoni nel 1999. Con Marco Bonitta gli argenti continentali del 2001 e 2005 inframezzato dall'oro mondiale del 2002. Massimo Barbolini ha ‘firmato’ l'oro europeo del 2007 mentre Lorenzo Micelli quello del 2009. E' con Davide Mazzanti il secondo posto mondiale nel 2018 e il bronzo europeo del 2019, l'oro europeo del 2021. L'esperienza si concluse con il bronzo mondiale del 2022. Il resto è ‘storia di oggi’, il ritorno in panchina di Julio Velasco che è salito sul gradino più alto di Olimpia (2022) e del mondo (2024) e l'argento continentale di pochi giorni fa. 

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