Nessy Guerra: “Non voglio essere messa in correlazione con la vicenda di Giulio Regeni. Tajani? Non mi ha mai telefonato”
“Da tempo sento ripetere che una sentenza molto dura, per esempio una condanna all’ergastolo, potesse ritorcersi contro di me. Ma io non voglio essere messa in correlazione con la vicenda terribile di Giulio Regeni“. Nessy Guerra, la 27enne di Sanremo condannata in Egitto per adulterio a sei mesi di carcere, in un’intervista a Repubblica, chiede di non non mettere in collegamento il suo caso con quello del ricercatore sequestrato e ucciso al Cairo nel 2016. Ieri era stata lei stessa a esprimere il timore di “ripercussioni sulla sua vicenda”, nel caso di una “condanna all’ergastolo” degli 007 egiziani nel processo Regeni. “Io resto bloccata in casa senza mai poter vedere la luce del sole, senza poter portare la mia bambina a fare una passeggiata. Sono anni che è così” aveva detto.
Guerra è stata giudicata colpevole di adulterio in primo e secondo grado dal Tribunale del Mar Rosso, e aspetta la sentenza di Cassazione nascosta in una località segreta in Egitto: “Resto in attesa che continui il mio processo al Cairo, in Cassazione. Ma già dal primo luglio sono bloccata nel mio appartamento. Mi sento braccata” ha detto la giovane madre, la cui sentenza di condanna è immediatamente operativa da aprile. A denunciarla era stato l’ex marito, Tamer Hamouda, già condannato in Italia per maltrattamenti verso un’altra donna e denunciato per minacce dal console onorario d’Italia a Hurghada. La prossima udienza a Hurgada, per l’affidamento della figlia, è attesa per il 7 ottobre. La bambina di tre anni e mezzo è affidata dal 2024 alla nonna materna, Fiorella Mazza, che si è trasferita in Egitto vicino alla figlia, ma il padre si oppone.
L’ambasciata italiana al Cairo ha formalizzato mesi fa una richiesta di grazia per la donna rivolta al presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. All’indomani della sentenza sul caso Regeni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sostenuto che il governo italiano sta operando “con grande determinazione” per la liberazione della giovane e di sua figlia. “Il ministronon mi ha mai chiamato. Mi avrebbe fatto piacere, ma non è mai successo” ha sottolineato Guerra al quotidiano. “Non pensavo di diventare un caso internazionale. La mia vicenda è quella di una mamma e una bambina in pericolo, perseguitate da un uomo squilibrato. E invece posso essere arrestata da un momento all’altro”. La donna si dice estremamente determinata ad arrivare fino in fondo alla propria vicenda processuale, tanto che quando le viene chiesto se sarebbe favorevole a un provvedimento di grazia presidenziale, risponde decisa di no: “Voglio essere assolta in Cassazione. La grazia implica la mia colpevolezza, e mi nuocerebbe nel procedimento giudiziario per l’affido di mia figlia”.
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