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Saturday, September 26, 2026

In oltre 4mila scuole si supera il 30% di stranieri, molti di seconda generazione

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Sono 4.223 le scuole (il 7,9%) in cui si oltrepassa la soglia del 30% di stranieri. Tuttavia, quasi due alunni stranieri su tre sono nati in Italia. Il numero è stato rielaborato da Skuola.net sulla base degli ultimi dati ministeriali disponibili e relativi al 2022-23, secondo i quali la maggior concentrazione di classi statali oltre la soglia del 30% si registra in Lombardia con il 16,8% delle aule, seguita dall'Emilia-Romagna con il 15,6% di classi totali e il primato del 25% nella scuola primaria.   

Rilevanti anche i valori di Liguria (13,9% delle classi), Piemonte (11,2%), Veneto (10,5%) e Toscana (10,4%). Nelle regioni meridionali, al contrario, la presenza di classi oltre il limite del 30% appare del tutto marginale, attestandosi allo 0,4% in Puglia e Sardegna, allo 0,6% in Campania, all'1,1% in Basilicata e all'1,5% in Sicilia.   

A livello provinciale, l'incidenza più elevata sul totale degli iscritti appartiene a Prato con il 28% e Piacenza con il 25,2%, mentre in termini di volumi assoluti le presenze maggiori si concentrano nelle grandi aree metropolitane di Milano (oltre 82mila studenti stranieri), Roma (66mila) e Torino (40mila). 

Gli studenti stranieri sono complessivamente circa 930mila, un dato che corrisponde a circa l'11,6% della popolazione scolastica totale. Quasi 2 alunni stranieri su 3 (65,2%) sono in realtà nati in Italia (sono le cosiddette seconde generazioni).

Si tratta di bambini e ragazzi scolarizzati fin dai primi anni di vita nel nostro paese, che quasi sempre parlano perfettamente l'italiano come lingua madre e non incontrano ostacoli linguistici nell'apprendimento. Di conseguenza, se dal calcolo delle classi sopra la soglia del 30% si escludono le seconde generazioni, conteggiando unicamente gli alunni stranieri nati all'estero, ovvero coloro che potrebbero riscontrare reali barriere linguistiche all'ingresso, la percentuale delle classi critiche crolla drasticamente

Il sondaggio tra gli studenti: “La vera emergenza? La sicurezza fisica”

I giovani italiani si dividono nettamente sulle misure del nuovo Decreto Scuola: lo svela un instant poll del portale specializzato a cui hanno partecipato circa 630 giovani under 35.

Il 59% si dichiara d'accordo con i provvedimenti adottati dal governo in materia di studenti stranieri, ovvero un limite di presenza fissato al 30% calcolato - in ragione di coloro che non hanno sufficienti competenze linguistiche misurate in anni di frequenza scolastica pregressa in Italia (2 o 3 a seconda del ciclo scolastico) - insieme anche al divieto di indossare indumenti che coprano il volto, come burqa e niqab.

Di contro, il restante 41% si schiera apertamente contro le nuove norme, ritenendole non necessarie o addirittura discriminatorie e controproducenti per i processi di inclusione.

Il dibattito social: pragmatismo contro sarcasmo

Il tema è estremamente polarizzante, come emerge ancora più chiaramente scorrendo i commenti rilasciati dalla community sui canali social della stessa Skuola.net, dove i due schieramenti si scontrano senza filtri. C’è chi difende la ratio del decreto con pragmatismo: "Non capisco cosa ci sia di sbagliato in questa norma". E di commenti di tenore simile ce ne sono tanti.

Sull'altro versante della barricata, però, in molti contestano l'utilità pratica dei divieti, accusando la politica di normare fenomeni marginali: "La domanda è questa", scrive un utente, "avete mai visto una bambina con la faccia completamente coperta?! Io no! Questa legge è una barzelletta”. E c’è pure chi, con sarcasmo, commenta le presunte priorità del governo: "Ora sì che tutto funzionerà alla grande”.

“La vera emergenza? La sicurezza fisica”

Questi dati, inoltre, si prestano anche a una lettura molto pratica: la presenza di alunni stranieri nelle classi italiane non viene percepita da una netta maggioranza come un problema e un’urgenza da risolvere.

Cosa ben diversa da quanto, invece, mostrato su temi come quello della sicurezza. Ad esempio, quando pochi mesi fa il dibattito si era concentrato sull'introduzione dei metal detector e sui controlli agli ingressi degli istituti - per arginare l'escalation di violenze tra i banchi - la risposta degli studenti era stata più compatta. In quel caso, infatti, già sulle prime ben 7 giovani su 10 si erano detti d'accordo con i provvedimenti restrittivi.

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