Volkswagen, la sfida europea. Blume: “Il futuro è nelle nostre mani”
Non è un momento facile per Volkswagen. Il gruppo tedesco deve fare i conti con il calo dei profitti, la concorrenza cinese, i dazi americani e le difficoltà di Porsche. A settembre ha rivisto al ribasso le previsioni per il 2026, riducendo la stima del margine operativo a non oltre l’1%, mentre prosegue un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030.
È in questo contesto che, alla vigilia del Salone dell’Auto di Parigi, il costruttore ha presentato la propria agenda per il futuro industriale europeo. L’iniziativa, battezzata “For Europe”, mette insieme riduzione dei costi, condivisione delle tecnologie e richiesta di nuove regole per sostenere la produzione nel continente.
“Il settore imprenditoriale deve diventare più competitivo e creare un’offerta attrattiva, mentre i responsabili politici devono definire le giuste condizioni quadro”, ha spiegato Oliver Blume, amministratore delegato del gruppo. “Nel Gruppo Volkswagen stiamo iniziando da noi stessi, promuovendo il cambiamento strutturale necessario attraverso il più grande programma di trasformazione della nostra storia”.
Il piano prevede una maggiore condivisione di piattaforme, componenti e architetture elettroniche tra i marchi, eliminando parte delle attività duplicate. Anche l’intelligenza artificiale sarà impiegata nello sviluppo di hardware e software per ridurre tempi e costi, mantenendo le differenze di design e posizionamento commerciale.
L’esempio più concreto è la Electric Urban Car Family, presentata a Parigi con tutti e quattro i modelli di serie: Volkswagen ID. Polo e ID. Cross, Škoda Epiq e CUPRA Raval. Le vetture condividono oltre l’80% dei componenti e delle tecnologie e saranno prodotte negli stabilimenti spagnoli di Martorell e Pamplona. Secondo il gruppo, la famiglia ha già raccolto quasi 150.000 ordini.
La strategia punta a contenere i costi delle elettriche compatte, un segmento nel quale i prezzi e i volumi di vendita sono determinanti per la redditività. “L’Europa dispone di solide fondamenta: un’ampia base industriale, un elevato livello di capacità innovativa e una forza lavoro motivata e altamente qualificata”, ha aggiunto Blume. “Ciò che conta è come sapremo valorizzare questi punti di forza”.
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