“La segregazione dei minori è illegale, si dimetta il direttore del carcere di Malta”, l’avvocato del 15enne detenuto: “Inadatto”
“Dovrebbe vergognarsi e dimettersi. È del tutto inadatto al suo incarico”. È l’attacco dell’avvocato Arthur Azzopardi a Christopher Siegersma, direttore delle carceri maltesi, per il trattamento riservato al quindicenne italiano detenuto dal 25 maggio con gravi imputazioni. Il legale, intervenuto sabato mattina ai microfoni della radio maltese Campus FM, ha annunciato di aver chiesto l’avvio di procedimenti per oltraggio alla corte e l’applicazione di sanzioni disciplinari nei confronti del funzionario, accusato di aver ostacolato deliberatamente l’esecuzione di un ordine del tribunale.
Al centro della contestazione c’è la mancata valutazione delle condizioni psicologiche del minore da parte di un esperto indipendente, nominato dal tribunale il 19 agosto con il consenso della polizia e della procura. Secondo quanto riferito da Azzopardi, nell’ultimo mese e mezzo Siegersma avrebbe impedito al professionista di svolgere il proprio incarico, tentando di sostituirlo con una persona di propria fiducia. Il direttore sarebbe arrivato anche a contattare via WhatsApp la giudice prima di testimoniare sotto giuramento nell’udienza, nel tentativo di ottenere una modifica del decreto. “Nessun cittadino può disobbedire a un ordine del tribunale, tanto meno un funzionario pubblico”, ha dichiarato il legale, sottolineando che la perizia disposta quasi due mesi fa non è stata ancora completata.
Le accuse
Il Tribunale minorile de La Valletta, sempre lo scorso 19 agosto, aveva respinto la richiesta di libertà su cauzione. Il giudice, al termine dell’udienza a porte chiuse, ha disposto che il ragazzo – originario di Bari – rimanesse in custodia cautelare all’interno dell’istituto penitenziario minorile dell’isola, dove si trova in isolamento. I reati contestati sono gravi: associazione a delinquere, partecipazione e coinvolgimento attivo in un’organizzazione criminale, produzione, distribuzione e possesso di materiale pedopornografico, oltre a diffusione di false informazioni, minacce aggravate e intimidazione. Gli accertamenti sui telefoni e computer del 15enne avrebbero mostrato una sua presunta partecipazione attiva nel gruppo “764”. Si tratta di un network online decentralizzato, classificato da Europol come una grave minaccia alla sicurezza.
La detenzione in isolamento
A rendere ancora più delicata la vicenda è il trattamento riservato al ragazzo durante la detenzione. Azzopardi ha riferito che un’assistente sociale con 17 anni di esperienza ha testimoniato sotto giuramento di non aver mai visto un minore trattato in quel modo: “Persino gli adulti in isolamento disciplinare ricevono un trattamento migliore”. Dal suo ingresso nel carcere minorile, ha aggiunto il legale, il quindicenne “mangia e dorme da solo e ha contatti soltanto occasionali con altri detenuti”. Siegersma avrebbe giustificato il regime di “segregazione” con esigenze di protezione reciproca, una spiegazione contestata da Azzopardi: “Ma la segregazione dei minori è completamente illegale“. L’avvocato ha escluso responsabilità della magistratura, della polizia e della procura, pur riconoscendo la gravità delle accuse contestate al ragazzo che lo scorso agosto si sarebbe “autolesionato” come riferito dal padre.
Dopo un’udienza durata oltre otto ore, rallentata da problemi tecnici e procedurali, è stata raccolta la seconda testimonianza ritenuta decisiva per consentire alla giudice di pronunciarsi sulla richiesta di libertà su cauzione. La decisione è attesa per lunedì prossimo: se accolta, dopo 140 giorni di custodia cautelare, permetterebbe al ragazzo di tornare a casa con un braccialetto elettronico. Il caso è seguito costantemente dall’Ambasciata italiana a Malta, guidata da Valentina Setta, presente a tutte le fasi dell’udienza, come già avvenuto per le precedenti, celebrate a porte chiuse.
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