La coalizione dei ricorsi: il melonellum si sposta dal parlamento ai tribunali

Due giorni dopo il voto alla Camera, la partita sulla nuova legge elettorale si è già spostata su un altro terreno. Il centrodestra ha ottenuto il via libera al testo, il presidente della Repubblica lo ha promulgato e l'opposizione ha deciso di trasformare una sconfitta parlamentare in un contenzioso costituzionale.
Lunedì 12 ottobre, alle 13, nella sala stampa della Camera, l’avvocato Pietro Adami e i costituzionalisti Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, esponenti della ‘Rete per un voto libero e uguale’, illustreranno la via scelta per i ricorsi. L'obiettivo dichiarato è arrivare a una pronuncia della Consulta prima delle elezioni.
La norma entra in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e da lì partiranno i ricorsi: uno in ciascuno dei 29 distretti di Corte d’appello, scritti più o meno allo stesso modo, in modo che almeno un giudice trovi la questione abbastanza fondata da sottoporla alla Corte.
Grosso sta lavorando ai contenuti dei ricorsi, mentre Zaccaria parla di testi già in preparazione nelle diverse regioni e di una raccolta fondi per sostenere i ricorrenti. Se i tempi ipotizzati saranno rispettati, con una prima udienza entro venti giorni dalla notifica e una decisione sul merito nei venti successivi, si potrebbe arrivare a febbraio, praticamente all'inizio della campagna elettorale.
Cosa si contesta
Le obiezioni sono diverse: il premio di maggioranza, quello previsto per il Senato, il numero di firme necessarie per presentare le liste, la possibilità per gli elettori di scegliere davvero i propri rappresentanti, la parità di genere e l'indicazione del candidato premier sulla scheda.
Il punto più delicato riguarda il Senato. Il premio di maggioranza, infatti, rischia di entrare in conflitto con il criterio della ripartizione su base regionale previsto dall'articolo 57 della Costituzione.
Le firme riguardano invece chi può permettersi di presentarsi: tremila per collegio e oltre trecentomila a livello nazionale sono un pedaggio che un piccolo partito o una lista civica non può certo pagare.
Schlein: primarie a prescindere
A Firenze, durante la Festa dell'Ottimismo del Foglio, Ignazio La Russa ha risposto alle critiche parlando con i giornalisti a margine dell'evento.
"Le opposizioni continuano a dire che è una legge fatta per far vincere la Meloni. Ma se è una legge che fa vincere chi ha un voto in più e loro dicono che i sondaggi li danno vincenti, perché sarebbe una legge scritta per la Meloni?"
È una battuta efficace, almeno finché non si guarda alla questione da un altro punto di vista. Per stabilire se una legge elettorale sia costituzionalmente legittima non conta chi è in testa nei sondaggi, ma come funzionano le sue regole: le soglie, la ripartizione dei seggi al Senato e i requisiti per presentare le liste.
L'argomento di La Russa può spiegare la posizione di chi difende la riforma, ma non risponde alle obiezioni di chi la contesta. Detto questo, al centrosinistra servono vizi di legittimità, e quelli i giudici li cercano nel testo, non nelle intenzioni.
Nello stesso festival, poche ore dopo, Elly Schlein ha chiarito un altro punto. Le primarie del centrosinistra ci saranno, ha detto a Claudio Cerasa, "a prescindere da quello che accadrà".
Sui tempi non si è sbilanciata: dipenderà anche se si vota in primavera o a ottobre dell’anno prossimo, e questo lo si capirà strada facendo. Nel frattempo, l'alleanza dovrà farsi trovare pronta. Schlein ha anche respinto l'ipotesi di un federatore esterno, ha difeso la propria leadership e ha precisato di non aver mai parlato di "campo largo", ma di "alleanza progressista".
Il paradosso del centrosinistra
Sul fronte dei ricorsi, il centrosinistra riesce a muoversi in modo compatto perché ha un obiettivo comune: contestare la legge e provare a bloccarla o a modificarla. Quando si passa alle primarie, invece, le differenze riemergono: bisogna decidere chi guida l’alleanza e con quale equilibrio tra Pd e Movimento 5 Stelle.
Il programma dovrebbe arrivare entro dicembre, ma il nodo più difficile resta quello della leadership. Conte, secondo quanto si ricostruisce, vorrebbe primarie rapide, online e in un solo turno. Schlein è favorevole a farle, ma vuole mantenere il controllo sul calendario e sulle modalità con cui si svolgeranno.
La doppia partita
Il centrosinistra sta quindi giocando su due tavoli. Da una parte, punta a ottenere dai giudici una sentenza che possa modificare la riforma o impedirne l'applicazione. Dall'altra, deve costruire un'alleanza capace di arrivare unita al voto e, in caso di vittoria, di formare una maggioranza di governo credibile.
La prima strada punta a limitare gli effetti della legge e potrebbe produrre risultati in tempi relativamente brevi. La seconda richiede molto più tempo, perché implica accordi, compromessi e una leadership riconosciuta da tutte le forze della coalizione.
È qui che la frase di Schlein, "a prescindere da quello che accadrà", acquista il suo significato: anche in caso di bocciatura della legge, servirà comunque un candidato, un programma e un metodo per scegliere entrambi.
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