“Una mancanza di responsabilità vergognosa da chi ci governa. In Italia ce ne siamo fregati della nostra arte per troppo tempo”: Pierpaolo Spollon e Andrea Lattanzi, diavolo e acqua santa in “Chiaroscuro”
Dall’11 novembre su Netflix arriva “Chiaroscuro”, la serie che porta l’arte al centro di un crime investigativo. Cosmo Speranza (Pierpaolo Spollon) è il miglior art advisor sul mercato: basta il più piccolo dettaglio perché capisca se un’opera è vera o falsa. Un talento che gli torna utile quando si trova a collaborare con la Squadra Mobile di Roma e con l’ispettore Angelo Tiberi (Andrea Lattanzi). I due, costretti a lavorare fianco a fianco, scoprono di essere una coppia investigativa tanto improbabile quanto efficace.
Abbiamo incontrato i due protagonisti. Tra una battuta e l’altra, i temi sono stati il rapporto (poco rispettoso) degli italiani con il proprio patrimonio artistico, la differenza tra l’ironia di Spollon e il cinismo di Cosmo, e l’esperienza di Lattanzi nel mondo della polizia.
Chiaroscuro mette al centro la bellezza dell’arte e dei grandi pittori della storia. Ritenete che in Italia ci sia lo stesso rispetto per l’arte e per la cultura in generale?
Lattanzi: Se riteniamo che ci sia lo stesso rispetto, non credo che siamo a un buon punto. Siamo pieni d’arte, abbiamo parecchia cultura, l’80% del patrimonio mondiale, da non fare invidia a nessuno. Per quanto riguarda il rispetto, credo ci sia bisogno di più sensibilizzazione e di dare giusto credito a quello che abbiamo, soprattutto oggi
Spollon: La mia risposta è no, da nessuno dei punti di vista che ho analizzato in questi 30 secondi. Non dal punto di vista sociale e collettivo, perché abbiamo bisogno di essere un po’ più umili e di dire che ce ne siamo fregati per un sacco di tempo, come società e come persone. Abbiamo bisogno di riscoprirla. Ed è un meccanismo umano: quando ne hai tanta, ce l’hai lì a fianco a casa. Tu, che sei romano, sei mai andato a visitare il Colosseo?
Lattanzi: No, credo una volta.
Spollon: Ecco, ce l’hai lì, ce l’hai a fianco. Abbiamo bisogno di farci una doccia fredda e renderci conto della fortuna che abbiamo. E lo scopri viaggiando, quando vai in altre nazioni e vedi cos’hanno da offrire: mi spiace per gli altri, ma è veramente poco rispetto a quello a cui siamo abituati. E poi nemmeno dal punto di vista di chi ci amministra e governa: c’è una mancanza di responsabilità assoluta e vergognosa.
Pierpaolo, nella serie il tuo personaggio canta la sigla degli Aristogatti. Qual è stato il vostro cartone Disney preferito e perché?
Spollon: Il mio preferito è Il libro della giungla. (canticchia “Voglio essere come te”, ndr). Perché è un’esplosione di vita, di gioia, di animali, dell’uomo che torna nella natura. C’è simbolismo, ed è forse il cartone più jazz che abbiano mai fatto, nonostante Gli Aristogatti: c’è questa commistione di genere musicale e storia. Da piccolo impazzivo all’idea di essere in mezzo alla natura, sono un amante della natura.
Lattanzi: Io vado su Peter Pan.
Pierpaolo, ironico, un filo cinico, talentuoso. Quanto c’è di Cosmo Speranza in te e cosa ti è piaciuto di più del personaggio?
Quando hai detto talento mi sono preoccupato. Non ho il talento di Cosmo. Sono molto ironico, ma meno cinico, assolutamente meno cinico. Credo di non essere poi così simile a Cosmo: io sono una valanga, entro nelle stanze pure troppo, mi è stato giustamente fatto notare. Cosmo è più composto: si appropria dello spazio, ma non dell’umanità. Io invece mi attacco subito alle persone. Non c’è tantissimo in comune, però l’ironia sì.
Andrea, la tua sveglia è quella della Roma: anche tu sei legato alla fede romanista? E da quando?
Sono romanista da quando ero bambino, perché vengo da una famiglia di romanisti. Mia sorella in realtà è della Lazio… (ride) C’è sempre chi non capisce! Il calcio lo seguo, ma in modo molto sano. Quindi sì, la Roma.
Angelo Tiberi si avvicina a Cosmo Speranza con grande curiosità. Cosa lo lega a lui e qual è la caratteristica che ti è piaciuta di più del tuo personaggio?
Di sicuro c’è qualcosa che Angelo vuole prendere da Cosmo: nota subito che ha un passo in più, e questo forse lo incuriosisce, piano piano, andando avanti nella storia. Non posso dire di più. Quanto a ciò che mi è piaciuto del mio personaggio sicuramente tutto il lato tecnico: interpretare un poliziotto e lavorare per la polizia, nella serie, è stata un’esperienza totalmente nuova. Quanto all’aspetto umano di Angelo, è una parte che ho già di mio e che mi porto dentro. La cosa più figa è stata sperimentare tutto il mondo poliziesco di questa serie.
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