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Friday, October 23, 2026

Smart working, le città più convenienti per i nomadi digitali

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Come evidenziano i dati del Working Abroad Index 2026 stilato dalla neobanca bunq, nel capoluogo lombardo la vita di un nomade digitale in smart working costa in media 1.970 euro al mese, escluse le spese di co-working. Le cifre sono più basse rispetto a quelle dei principali hub europei. 

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Quello che devi sapere

I parametri considerati nell'Index

Dall'affitto alla spesa alimentare fino a bollette e trasporti pubblici: sono diversi i parametri sul costo della vita presi in esame nel confronto tra 75 città del mondo. Oltre alle spese fisse per garantirsi vitto e alloggio in una nuova città concorrono voci obbligate per chi esercita la propria attività lontano dall'ufficio, come la telefonia mobile e il wifi. 

Per approfondire: Fava (Inps): “Così lo smartworking può aiutare la natalità”

©IPA/Fotogramma

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I costi nelle singole città

Secondo lo studio bunq, per vivere ad Amsterdam servono, per esempio, 2.774,78 euro al mese, circa 100 in meno di Dublino, sul podio della classifica continentale al secondo posto con 2.804,63 euro. Londra svetta con 3.287,97 euro, prima in Europa e quarta includendo il resto del mondo.

Per approfondire: Neet in Italia, giovani inattivi in calo: i numeri e il confronto con l’Europa

Costo della vita, Roma unica capitale europea con il segno meno

Pur mostrandosi competitiva sul piano europeo, Milano resta in ogni caso la più cara tra le tre città italiane analizzate (1.970 euro al mese in media). I costi medi mensili a Firenze e a Roma si mantengono su livelli inferiori, rispettivamente 1.708 e 1.527 euro, escluse eventuali spese di affitto per lavorare in uno spazio condiviso con altri professionisti. La città eterna, in particolare, risulta l'unica capitale europea dove il costo della vita è calato nell'ultimo anno, il 5,7% in meno, trainato dai prezzi di affitti e utenze.

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La competitività delle città italiane

Eppure, il mercato immobiliare non figura tra le voci dove emerge la competitività delle città italiane che attraggono i nomadi digitali. Milano, Firenze e Roma si rivelano più economiche rispetto ad altri poli europei soprattutto per il prezzo del trasporto pubblico - metropolitana, bus, tram, treni - con una spesa media di 37 euro al mese, il 44% in meno rispetto al resto del continente. L'Italia fa meglio anche sul fronte dei costi necessari per telefonia mobile e internet con un onere di 234 euro, 46 in meno rispetto ad altre città.

Dove conviene lo smart in Europa

Per abbattere i costi del lavoro da remoto la "bussola" porta verso i Balcani con molte città competitive, da Bucarest a Sofia fino a Budapest e, a scendere, Atene. Nonostante rincari a doppia cifra, nel 2026 la capitale ungherese risulta accessibile con un budget di 1.182,18 euro, quella greca con 1.152,80. Tra le altre città "smart working friendly" spiccano Riga e Marsiglia con costi rispettivamente di 1.092,04 e 1.423,76 euro.

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Il primato di Chiang Mai

Guardando poi al resto del mondo, i flussi di lavoratori da remoto in cerca di città a buon mercato sembrano convergere verso il Sudest asiatico. Mete esotiche come Bangkok, Kuala Lumpur e Ho Chi Minh City si prestano ad accogliere professionisti da tutto il mondo e offrire loro uno stile di vita dignitoso con costi compresi tra 658,70 a 791,59 euro. L'analisi colloca al primo posto Chiang Mai, in Thailandia, che con 541 euro conquista il titolo di "paradiso" per lo smart working globale. Dal gruppo di "tigri asiatiche" fa eccezione Oaxaca, in Messico, in classifica con 866,67 euro.

New York City la più cara al mondo

Sul fronte opposto, le principali città degli Stati Uniti guidano la classifica globale delle mete più dispendiose per i nomadi digitali. Stabilirsi per lavorare da Seattle, Washington DC, Miami e Los Angeles richiede budget mensili da 2.582,42 euro. Sul podio mondiale si collocano poi Boston, San Francisco e, al primo posto, New York City che registra il costo della vita più alto al mondo, pari a 4.067,69 euro.

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Wilson (bunq): "Destinazioni scelte anche per opportunità finanziarie"

Per Joe Wilson, chief evangelist di bunq, lo smart working "ha cambiato profondamente il rapporto tra il luogo in cui le persone vivono e quello in cui lavorano”. “Oggi i professionisti hanno la possibilità di scegliere una destinazione non solo in base alla sede del proprio datore di lavoro, ma anche in funzione delle opportunità finanziarie e dello stile di vita che ogni città può offrire", dice il manager.

Per approfondire: La guida "Laurea, e poi?": occupazione e stipendi per chi sceglie Economia

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