Nobel per la Pace a Pillay, le prime parole della giurista: “Io coraggiosa per la denuncia di genocidio a Gaza? Ho detto la verità”
“Dedico questo riconoscimento a tutte le persone sopravvissute a crimini internazionali“. Le prime parole da Premio Nobel per la Pace, Navi Pillay le ha pronunciate da Noriberga, da quell’Aula dove 70 anni fa furono giudicati i gerarchi del regime nazista. Una coincidenza dal forte valore simbolico che lei stessa ha sottolineato in una conferenza stampa: “È possibile sia stato il destino a volere mi trovassi in questa aula storica, la numero 600, dove si sono svolti i processi di Norimberga nel momento dell’annuncio e quando sono stata informata di questo riconoscimento”, ha detto. Accolta da una standing ovation, ha ringraziato il pubblico: “Prima di tutto, in questo luogo, i vostri applausi significano molto per me. Sapete, non si vuole ricevere un premio, un riconoscimento o qualsiasi altra cosa senza che il pubblico sia d’accordo sul fatto che lo si meriti”.
La giurista ha presieduto, tra l’altro, la commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu che l’anno scorso ha accusato Israele di commettere un genocidio nella Striscia di Gaza. “L’ultima cosa che ho fatto è stata presentare il rapporto su Gaza, definendo ciò che sta accadendo un genocidio” ha detto. “Una delle principali reazioni a quel rapporto è stata rendermi omaggio per il mio coraggio. Potete immaginare quanto fossi sorpresa: perché dovrebbe servire coraggio per dire la verità? Abbiamo interpretato la legge, abbiamo analizzato tutti i fatti, è stata una decisione imparziale”, ha aggiunto.
Pillay, 85 anni, è la quinta personalità sudafricana a ricevere il Nobel per la pace. Gli altri sudafricani insigniti del Nobel per la pace sono l’ex leader dell’African National Congress (ANC) Albert Luthuli (nel 1960), l’arcivescovo Desmond Tutu (nel 1984), nonché Nelson Mandela e l’ultimo presidente dell’era dell’apartheid, Frederik de Klerk, che ricevettero il premio congiuntamente nel 1993. Durante la conferenza stampa a Norimberga si è rivolta ai leader mondiali: “Il mio messaggio ai responsabili politici è questo: siete vincolati da un obbligo legale. Qualunque altro obbligo morale possiate avere, avete l’obbligo legale di proteggere i diritti umani e di astenervi dalla guerra”.
Ha poi ricordato gli attacchi alla Corte penale internazionale e il costante sforzo negli ultimi anni di indebolire e smantellare le istituzioni che tutelano il diritto internazionale. Tentativi, ha detto, che “mettono in pericolo i progressi conquistati faticosamente dopo Norimberga e rischiano di riportarci a un mondo in cui è il potere, anziché il diritto, a determinare quali sofferenze contano. Questo premio rafforza la mia convinzione che dobbiamo restare uniti nella difesa dello Stato di diritto, dei tribunali indipendenti e di un ordine giuridico internazionale fondato sui principi e non su criteri selettivi”.
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