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Saturday, September 26, 2026

Intelligenza Artificiale, la Cina rispetta la scelta Usa di definirla 'Super Intelligenza'

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Da questa settimana, nei documenti ufficiali del governo degli Stati Uniti, l'intelligenza artificiale non si chiama più così. Si chiama "Super Intelligenza". E secondo Donald Trump, anche Xi Jinping avrebbe apprezzato l'idea. Pechino non ha né confermato né smentito esplicitamente tale versione. Oggi il ministero degli Esteri cinese ha indicato di "prendere in considerazione" l'adozione della "SI" da parte di Trump.

È un registro coerente con lo stile diplomatico che i portavoce del ministero, da Mao Ning a Lin Jian, hanno tenuto nelle ultime settimane su tutti i dossier legati all'IA: toni misurati, richiami alla "cooperazione" e al "consenso dei due capi di Stato", ma nessuna concessione sostanziale alle iniziative unilaterali di Washington.

Il contesto, del resto, non era disteso. Pochi giorni prima del vertice, il ministero degli Esteri cinese aveva respinto con fermezza un'allerta congiunta dell'intelligence statunitense che accusava sviluppatori cinesi di "distillare" su scala industriale le capacità dei modelli americani più avanzati, parlando di accuse infondate e di "ansia e doppi standard" da parte di Washington, e rivendicando l'autosufficienza tecnologica cinese nel settore.

Il cambio di nome non è stato improvvisato. Trump lo aveva annunciato martedì 22 settembre dal palco dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, sostenendo che il termine "artificiale" sminuisse ingiustamente la portata della tecnologia. "Suona molto meglio. È molto meglio, ed è molto più accurato", aveva detto ai delegati riuniti a New York, promettendo che la nuova dicitura sarebbe stata adottata "si spera, dal mondo intero".

L'annuncio si è accompagnato a un rifiuto netto di qualsiasi forma di supervisione internazionale sull'IA, bollata da Trump come "uno schema globalista" per controllare la tecnologia, un'espressione che richiama toni già usati per liquidare le preoccupazioni sul cambiamento climatico.

La passione di Trump per il “rebranding”

Il caso "Super Intelligenza" si inserisce in una serie di operazioni di rinominazione già portate avanti dall'amministrazione: il Golfo del Messico diventato "Golfo d'America" con un ordine esecutivo, il Dipartimento della Difesa ribattezzato Dipartimento della Guerra, il Lago Ontario trasformato in "Lake America" nel pieno di una disputa commerciale con il Canada. Nei giorni precedenti l'annuncio ONU, Trump aveva persino lanciato un sondaggio tra i suoi sostenitori proponendo alternative come "Superior Intelligence" o "Extreme Intelligence", accompagnandolo con l'idea di creare una "AI Force" sul modello della Space Force.

La vera posta in gioco

Dietro l'operazione lessicale si nasconde una scelta politica tutt'altro che neutra. Diversi osservatori, tra cui TechRadar, hanno fatto notare che il cambio di nome è funzionale a un obiettivo preciso: legittimare il rifiuto di regolamentare l'intelligenza artificiale, presentato da Trump come condizione necessaria per non perdere terreno nella competizione con la Cina. "Chiunque vinca la corsa alla super intelligenza, vince", ha dichiarato il presidente, rivendicando un ampio vantaggio americano sul rivale asiatico.

Non è un caso che l'operazione arrivi nella stessa settimana in cui più di venti paesi, in gran parte europei, chiedevano regole vincolanti sulla sicurezza dell'IA avanzata, temendo che lo sviluppo della tecnologia possa superare la capacità di controllarla. E gli stessi manager del più importanti compagnie tecnologiche dell'AI negli Usa si erano detti favorevoli a una cooperazione con osservatori esterni.

Né gli Stati Uniti né la Cina, le due superpotenze dell'IA, hanno sottoscritto l'appello. 

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