Cesana Pariol, la fine della pista da bob simbolo del fallimento olimpico: costata 110 milioni, ora ne richiede altri 7,6 per essere smantellata
In Italia ci sono due piste da bob. La prima, ridotta ad un rudere, è stata costruita a Cesana Pariol per le Olimpiadi invernali Torino 2006. La seconda è nuova di zecca, anche se il cantiere non è ancora concluso, ed è costituita dallo Sliding Centre realizzato per le Olimpiadi Milano Cortina 2026. Trascorsi due decenni dai Giochi piemontesi e tre lustri dalla chiusura di quell’impianto per il bob, lo skeleton e lo slittino, adesso è stata avviata la procedura per smantellarlo. È la dimostrazione di un fallimento che era sotto gli occhi di tutti da quando il costo di un milione di euro all’anno per tenerlo in attività aveva consigliato una chiusura anticipata.
È previsto un costo complessivo di 7 milioni e 616mila euro, con un appalto a base d’asta di 6,595 milioni. La notizia è stata comunicata da Scr Piemonte, la Società di committenza della Regione Piemonte, che ha fissato al 10 dicembre la scadenza del termine per presentare le offerte. La notizia dimostra come la pista, costruita tra il 2003 e il 2004 e costata 110 milioni, dopo essere stata dismessa nel 2011, sia destinata ad aggiungere un nuovo costo alle finanze pubbliche. I lavori prevedono la completa rimozione delle strutture e delle componenti in cemento armato, lungo un budello di 1,4 chilometri. Ma c’è anche la necessità di mettere in sicurezza i vecchi impianti di refrigerazione ad ammoniaca, che ospitavano 50 tonnellate della sostanza per la creazione del freddo.
La stazione appaltante si riserva l’assegnazione all’aggiudicatario anche di altre due opzioni di interventi, per un milione di euro. A lavori finiti, un’area di 8 ettari sarà rinaturalizzata, mentre il terreno verrà rimodellato e stabilizzato contro il dissesto idrogeologico, grazie anche a un rimboschimento con flora autoctona. Le offerte dovranno pervenire entro il 10 dicembre. Poi l’assegnazione e l’avvio del cantiere.
Fino all’autunno 2023 si era pensato di poter ristrutturare l‘impianto di Cesana Pariol che, come è accaduto a Cortina vent’anni dopo, aveva suscitato proteste e perplessità. La ragion di Stato di non dividere le Olimpiadi, ricorrendo a impianti esistenti all’estero, aveva però sconfitto la volontà della popolazione locale anche in occasione di Torino 2006. Un po’ come è accaduto nel Bellunese, dove nel 2024 hanno prevalso le decisioni del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e del governatore del Veneto Luca Zaia. Salvini si era imposto anche sul tentativo del suo collega di governo Antonio Tajani di ristrutturare proprio Cesana Pariol, sponsorizzando un progetto di recupero da 33,8 milioni di euro della Regione Piemonte e della Città metropolitana di Torino, a cui la lezione del passato evidentemente non aveva insegnato nulla.
“Bisogna fare di tutto per far svolgere ogni gara all’interno del territorio nazionale, se si può utilizzare la pista usata per le Olimpiadi di Torino credo si debba fare. Io faccio il tifo per il Piemonte”. Così aveva parlato Tajani, che in realtà faceva il tifo per Forza Italia, vista la casacca del governatore Alberto Cirio. Per evitare strappi con Giorgia Meloni e Salvini, si era affrettato a precisare: “Non è una posizione di governo, ma di Forza Italia. È un modo per portare turisti e presenze in Piemonte, una regione del Nord molto importante e ben governata da Forza Italia”. Un vero spot di partito a cui si era accodato Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione: “Non possiamo assolutamente perdere questa importante opportunità, la nostra Regione può dare un contributo essenziale al successo delle Olimpiadi”.
Poi non se ne era fatto nulla. Avevano vinto Salvini e Zaia, portando a Cortina la pesante eredità del fallimento di Cesana. Il ministro Andrea Abodi nel novembre 2024 aveva però assicurato che l’impianto torinese sarebbe stato smantellato, grazie all’arrivo di soldi inattesi. Un contentino. “Al suo posto ci sarà una ricucitura ambientale” era stato l’annuncio, reso possibile da un pacchetto economico per politiche di coesione e rigenerazione di spazi pubblici. Da lì sono spuntati i milioni dell’appalto di smantellamento. A Cesana qualcuno aveva già cominciato a sognare, invece di un versante riconsegnato alla natura, si sarebbe potuto fare uno ski dome, una grande cella frigorifera dove sciare tutto l’anno. Perfino più grande dell’impianto di Dubai, realizzato con i petrodollari. Alla fine ha prevalso il buon senso, l’area tornerà alla montagna, anche se con un costo piuttosto oneroso.
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