E’ boom di bare cinesi low cost vendute a 100 euro e spedite smontate come mobili: la “scappatoia Ikea” per aggirare la dogana e i rischi tossici durante la cremazione
Arrivano nei porti europei imballate in confezioni piatte, perfettamente smontate e divise in singoli componenti di legno, esattamente come i mobili componibili da montare nei salotti di casa. Ma non si tratta di librerie o armadi: sono bare low cost “made in China”, pronte per essere riassemblate sul territorio italiano e invadere il mercato funebre continentale. Un business che, dietro il fascino del prezzo stracciato, nasconde pesanti ricadute economiche per l’industria locale e seri rischi per la salute pubblica e per l’ambiente.
A portare per primo alla ribalta nazionale il problema, svelandone dinamiche e criticità, è stato il Tg1 con un servizio, accendendo i riflettori su una vera e propria invasione commerciale che sta mettendo in ginocchio un settore fino a ieri considerato granitico. I numeri della crisi sono spietati. Negli ultimi cinque anni, un quarto delle aziende produttrici europee ha chiuso i battenti, passando da 120 a 90 realtà operative. Parallelamente, il valore delle importazioni di bare in legno dalla Cina ha subìto un’impennata quasi doppia, saltando dai 16 milioni di euro registrati nel 2022 ai 28 milioni del 2025. Per correre ai ripari, i fabbricanti dell’Unione Europea — pur non avendo ancora un nome ufficiale — hanno formato una lobby per difendere il comparto, incontrando di recente i funzionari della Commissione europea per chiedere l’apertura urgente di un’indagine antidumping.
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