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Saturday, November 7, 2026

Intelligenza artificiale: in Italia la usa l'89% degli under 16, ma solo un docente su 4

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L'ecosistema scolastico italiano si trova alle prese con profondo divario generazionale nell'approccio alle nuove tecnologie. Secondo quanto emerge dal rapporto 'L'intelligenza artificiale nella scuola italiana. Politiche, competenze e trasformazioni del sistema educativo', curato da Ivana Pais, Stefano Pasta e Benedetta Uda per la Relazione Cnel sui servizi pubblici 2026, l'Italia si posiziona al terzo posto in Europa per l'utilizzo dell'IA generativa tra i ragazzi dai 9 e i 16 anni. Ben l'89% degli studenti italiani dichiara di interagire con questi sistemi, a fronte di una media continentale ferma al 72%. Questo attivismo digitale degli studenti non trova però un corrispettivo tra le cattedre: soltanto il 25% dei docenti del nostro Paese utilizza l'IA nella pratica quotidiana, un dato decisamente inferiore rispetto al 36% della media registrata nei Paesi Ocse

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Quello che devi sapere

Il nuovo divario digitale tra utilizzo e governo dei dati

La rapidità con cui gli strumenti digitali sono entrati nelle abitudini dei giovani sposta la sfida istituzionale dalla semplice fornitura di dispositivi a una questione di alfabetizzazione critica. Il report del Cnel evidenzia come la competenza non possa esaurirsi nella conoscenza tecnica o operativa dei software. La vera priorità pedagogica consiste nello sviluppo della capacità di valutare criticamente le risposte fornite dagli algoritmi, riconoscendone i limiti intrinseci. Il rischio concreto è la nascita di una nuova forma di disuguaglianza: se in passato il digital divide misurava l'esclusione dall'accesso alle infrastrutture e ai computer, oggi si esprime nella disparità tra chi subisce passivamente le tecnologie e chi possiede gli strumenti intellettuali per comprenderle e governarle.

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2278887090 - ©Getty

I compiti con l'IA: velocità contro perdita delle competenze

Le motivazioni che spingono gli studenti verso l'IA generativa sono prevalentemente pragmatiche. Il 57% degli intervistati la sceglie per velocizzare le proprie attività e circa il 45% per ottimizzare i tempi di studio. Nel dettaglio, il 43% dei giovani sfrutta l'IA per l'apprendimento generale e la ricerca di informazioni, mentre il 28% la utilizza come supporto diretto per l'esecuzione dei compiti a casa. Questa familiarità non cancella però i dubbi degli stessi ragazzi: secondo i dati Censis, il 74% degli studenti teme che l'uso massiccio di questi software possa compromettere le competenze cognitive di base, mentre il 62,8% sperimenta una forte pressione competitiva nei confronti dei propri coetanei.

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La resistenza dei professori e l'insidia delle fonti fake

Sul fronte del corpo docente, le difficoltà di adozione sono strettamente correlate alla carenza di percorsi formativi mirati. Tra quel 25% di insegnanti che dichiara di utilizzare l'IA, il 68% vi ricorre per la progettazione e la pianificazione delle lezioni, il 32% per elaborare feedback da restituire agli studenti, il 31% per l'analisi statistica dei dati e il 27% per supportare l'attribuzione delle valutazioni. A frenare l'entusiasmo della categoria sono soprattutto le preoccupazioni relative ai processi di apprendimento. Una rilevazione dell'istituto Indire evidenzia che l'83,4% dei docenti teme che gli studenti tendano ad attribuire un'infondata credibilità a risultati o testi poco attendibili generati dalle macchine. Il Cnel ha quindi ribadito che la formazione del personale è una condizione imprescindibile per garantire un'integrazione consapevole della tecnologia nelle aule.

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