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Sunday, November 1, 2026

Antonelli nel mito di Ascari, l'ultimo trionfo italiano in bianco e nero

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In un'Europa ancora ferita dalla guerra, agli albori di Formula 1 in cui il coraggio quasi incosciente doveva essere almeno uguale al talento, l'Italia tifava per un pilota capace di conquistare per due volte consecutive il titolo di campione del mondo, Alberto Ascari. Iridato nel 1952 e 1953 al volante della Ferrari 500 F2, storico rivale del mito Juan Manuel Fangio, il milanese figlio d'arte, morto tragicamente a soli 36 anni, non ha più avuto eredi fino ad oggi, quando il bolognese Andrea Kimi Antonelli ne ha raccolto il testimone, diventando ad appena vent'anni il più giovane campione di sempre.

Ascari e Antonelli, protagonisti di due epoche lontane come ere geologiche dal punto di vista agonistico e tecnologico. I titoli vinti dal primo, ad esempio, si correvano nell'arco di una stagione con appena otto Gran Premi nel '52 e nove nel '53, sette dei quali in Europa. Oggi si è arrivati a 23 appuntamenti. La monoposto Rossa dell'epoca sviluppava una potenza compresa tra i 165 e i 200 cavalli, a seconda della versione; la power unit ibrida della Mercedes W17 di Antonelli eroga tra i 950 ed i 1.000 cavalli. E non meno distante era quell'Italia, caratterizzata dalla ricostruzione del primo dopoguerra, quando il Mondiale era un'avventura pericolosissima e artigianale.

Mentre oggi dominano i simulatori, la raccolta dati e l'elettronica. Dai meccanici con le mani imbrattate di grasso, agli ingegneri informatici in camice bianco dell'attuale Formula 1. Prima di scegliere la quattro ruote, Ascari aveva corso anche in motocicletta. Come sarebbe accaduto a Kimi tanti anni dopo, 'Ciccio' - così soprannominato per il viso paffuto - aveva ereditato la passione per la velocità dal padre Antonio, pilota negli anni Venti. Ha conservato per 71 anni il record per la più alta percentuale di successi in una stagione: nel 1952 vinse sei delle otto corse in calendario, record battuto solo nel 2023 da Max Verstappen. Uscito praticamente indenne dal terribile incidente del 1955 quando, dopo aver sbandato su una macchia d'olio, volò nelle acque del porto del Principato di Monaco, Ascari perì a Monza il 26 maggio dello stesso anno, uscendo di strada mentre provava una Ferrari 750 Sport, nonostante nel frattempo fosse passato alla Lancia, dopo aver gareggiato anche con Maserati. Aveva solo 36 anni, gli stessi del padre quando morì su un circuito, vicino Parigi, nel 1925, e il punto dell'incidente da allora fu denominata variante Ascari Il plus di Ascari rispetto a Kimi é che lui colse le sue vittorie al volante della Ferrari, in un'epoca in cui il pilota aveva un rapporto diretto e fisico con i limiti della macchina. L'affidabilità era un problema centrale, le condizioni di sicurezza infinitamente inferiori a quelle attuali e l'esperienza di guida si sviluppava soprattutto in pista.

Antonelli, al contrario, é figlio di un sistema in cui il talento é ancora fondamentale ma è accompagnato e raffinato da telemetria, preparazione atletica, analisi video e programmi di sviluppo dei giovani piloti nelle academy. Questo però non rende la sua impresa meno impegnativa: sono cambiati gli strumenti con cui il talento viene coltivato e misurato, sono cambiati i circuiti, le vetture, il modo di vivere e raccontare la Formula 1.

Inalterata resta la passione per la velocità. Un filo che, a 73 anni di distanza, unisce due italiani entrati dalla porta principale nell'olimpo del motorsport.

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