L'agonia di Christa Pike, cronaca di una esecuzione fallita

In Tennessee l'esecuzione di Christa Pike, 50 anni, si è trasformata in una lunga tortura.
La procedura è iniziata dopo che la Corte suprema degli Stati Uniti si era espressa con 6 voti a 3 per revocare la sospensione decisa poche ore prima da un tribunale federale, che voleva approfondire le denunce di abusi sessuali subiti dalla donna durante l'infanzia. Pike è la prima donna a subire una condanna a morte nello Stato da duecento anni.
Secondo i testimoni, le autorità le hanno somministrato due dosi letali di pentobarbital, ma la donna è rimasta cosciente a lungo dopo l'inizio dell'iniezione, parlando e cantando con la sua guida spirituale. Anche dopo la prima dose, ha continuato a muoversi e a respirare in modo affannoso. Un'ora dopo, quando i presenti sono stati accompagnati fuori dalla stanza, la donna era ancora in vita. Più tardi il suo legale farà sapere che è “in condizioni critiche”.
La giornalista Tori Gessner dell'emittente WKRN ha commentato: "Ho assistito a cinque esecuzioni in Tennessee. Niente di quello che è successo oggi è stato normale, di routine, assolutamente nulla".
Robin M. Maher, direttore del Death Penalty Information Center, ha definito l'episodio "singolare e senza precedenti" e un "fallimento inaudito". Maher ha sottolineato che in passato altre sette persone sono sopravvissute a causa di problemi nell'inserire l'ago nella vena, ma nessuna era mai rimasta in vita dopo l'effettiva somministrazione dei farmaci letali.
Il caso riapre il dibattito sui problemi dell'iniezione letale, introdotta alla fine degli anni Settanta e considerata il metodo con il più alto tasso di errori negli Stati Uniti. Le cause principali riguardano la difficoltà nel trovare le vene, le reazioni inaspettate ai farmaci e la mancanza di adeguate competenze mediche del personale. In caso di sedazione inefficace, le iniezioni possono causare una paralisi cosciente, sensazioni di soffocamento, dolore.
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