“L’invio di armi a Kiev non è trattabile, il Pd non subisca chi ha la metà dei suoi voti”: i riformisti dem riuniti sparano su Conte (e sull’alleanza)
L’invio di armi all’Ucraina “non è trattabile“. E’ il centro dell’intervento di Giorgio Gori, europarlamentare, esponente della corrente cosiddetta riformista del Partito democratico e possibile candidato alle primarie di coalizione di centrosinistra, ammesso che si faranno. “Abbiamo ascoltato e letto le proposte del M5s” e “alcune sono del tutto inaccettabili”, come lo stop al sostegno dell’Ucraina. “Poco importa se Conte le ha presentate come non negoziabili, il Pd non può permettersi di subire l’egemonia di un partito che ha la metà dei suoi voti“. Dunque l’invio di armi a Kiev “non è trattabile“. Gori ha parlato all’assemblea della corrente di minoranza del partito, a Prato. “L’unità va bene ma non a ogni costo, non se il prezzo è la rinuncia dei valori del Pd“, ha aggiunto, parlando anche della legge contro l’antisemitismo.
All’assemblea dei riformisti – che si intitola “Cambiare!” – Conte sembra diventato il bersaglio preferito. “Conte non può infliggerci tutte le politiche del M5s – dice dal palco la parlamentare Lia Quartapelle -: dal giustizialismo spinto alle mistificazioni sulla politica estera e le questioni strategiche. Lo sa anche lui che sono slogan, quando è stato al governo ha fatto in modo diverso anche sulla difesa. Sono, tra l’altro, slogan di poca efficacia visto che alla prova dei fatti, cioè alle elezioni, non hanno avuto quel gran successo”. Proprio sul M5s Quartapelle ha ricordato che poi “si finisce a fare politiche come il 110% che lasciano una voragine nei conti pubblici“, senza peraltro ricordare che il superbonus fu approvato da un governo di cui il Pd faceva parte e che all’epoca non aveva Schlein alla guida. Che invece ora diventa il secondo obiettivo del ragionamento. “Vogliamo che il Pd faccia il Pd – ha aggiunto ancora la deputata milanese -. Siamo preoccupati, c’è una tendenza nella maggioranza del partito a estremizzare le posizioni. Le primarie sono l’occasione per un rapporto nuovo e democratico. Vogliamo primarie di popolo, fatte di persona e tra le persone”. E ancora Graziano Delrio, ex ministro delle stagioni renziane: dice che “è un modo sbagliato per sedersi al tavolo” “quello di porre dei veti nei confronti degli altri” ed è una frase che a questo punto potrebbe ben valere per Gori. “Sono le cose che desideri fare e che proponi al Paese che definiscono il perimetro dell’alleanza, non le simpatie personali – dice -. Non mi interessa se Conte è simpatico o antipatico, mi interessa che su alcune questioni, una volta al governo” si possa avere “le idee chiare”.
Quasi in contemporanea, a Roma, a margine di un convegno, aveva parlato proprio il leader M5s Giuseppe Conte, il quale aveva fatto riferimento a un confronto necessario: “Noi abbiamo finito il nostro percorso, lasciamo che ciascuna forza faccia il suo percorso” ha detto. “Ma è certo che dobbiamo vederci e confrontarci – aggiunge – e confido che troveremo assolutamente delle soluzioni unitarie, coraggiose e all’altezza delle sfide dei nostri tempi”. “Noi stiamo rotolando nella guerra – sottolinea l’ex premier – e ci stiamo arrivando, dico la verità, giorno per giorno, passo dopo passo, senza una reale consapevolezza, senza una riflessione ampia, teorica, che guardi alla situazione complessiva di questo disordine ormai mondiale che sta trionfando”.
“Definiremo le modalità di un percorso che spero partecipato”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, anche per i punti “su cui ancora dobbiamo discutere e trovare l’accordo”, come le armi all’Ucraina. In questi giorni il dialogo pare faticoso. I leader di Pd, M5s e Avs non si fanno vedere insieme dalla festa di Avs, l’8 settembre. La prossima occasione potrebbe essere lunedì, al cinema Adriano a Roma, per la proiezione del documentario Naza organizzata da M5s e Avs. Con invito alla leader democratica.
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