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Friday, September 11, 2026

Il suicidio di Denise, la figlia di Lea Garofalo: gli inquirenti ascolteranno il compagno

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I carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati ascolteranno, su delega della procura della Repubblica di Velletri, il compagno di Denise Cosco, morta giovedì dopo essersi lanciata domenica dal palazzo in cui viveva ad Ariccia

Oggi è stata effettuata l'autopsia sul corpo della donna, figlia di Lea Garofalo, uccisa dopo aver deciso di collaborare con la giustizia contro la 'Ndrangheta'. 

L'obiettivo degli inquirenti è quello di chiarire, di non lasciare alcuna ombra, sulle ultime ore di vita della 35enne che dal 2018 era uscita dal programma di protezione. 

Sopralluogo, pm e carabinieri nell'appartamento di Denise

In questo ambito i pm, coordinati dal procuratore Carlo Villani, hanno effettuato anche un sopralluogo nell'abitazione a cui hanno preso parte anche i carabinieri per effettuare ulteriori rilievi.
Come da prassi il fascicolo è stato aperto per istigazione al suicidio. Una fattispecie che rende possibile una serie di accertamenti oltre all'autopsia che è stata svolta venerdì. 

Gli inquirenti hanno anche acquisito il cellulare della donna che verrà ora analizzato per verificare gli ultimi contatti avuti della 35enne prima della tragedia.

La morte di Lea Garofalo nel 2009

La mamma di Denise, che aveva deciso di sfidare la 'ndrangheta collaborando con i magistrati, era stata uccisa nel 2009. A toglierle la vita l'ex compagno e padre di Denise, Carlo Cosco, con altri complici della cosca calabrese. 

Il marito aveva organizzato un piano convincendola a lasciare il programma di protezione a cui era sottoposta assieme alla figlia allora adolescente. Lea venne attirata a Milano con un inganno e li ammazzata, bruciata e fatta pezzi non lontano da Monza.
"La tragica scomparsa di Denis è una ferita profonda per tutto il Paese e ci impone una riflessione drammatica e senza ipocrisie: la mafia uccide, e lo fa in molti modi - commenta la senatrice Enza Rando, che per anni è stata la sua legale - Uccide chi si oppone al suo potere, ma continua a uccidere nel tempo anche chi sopravvive, generando veri e propri mostri dentro le vite e le anime di chi resta".

Il coraggio di Denise

Per l'Associazione magistrati Denise "era una donna coraggiosa, lo era stata da ragazzina quando era rimasta al fianco della madre che aveva avuto la forza di denunciare la propria famiglia. Lo era stata dopo il suo omicidio, testimoniando contro il padre. Lo era stata in questi anni da testimone di giustizia".
Sulla pagina social del comune di Petilia Policastro - il centro nel Crotonese dove era nata Garofalo - il sindaco, Simone Saporito, e l'amministrazione "esprimono profondo sgomento e dolore per la tragica scomparsa di Denise, una giovane vita spezzata, segnata da una storia familiare durissima, che richiama alla memoria una delle pagine più dolorose e drammatiche della lotta alla criminalità organizzata". 

A Milano potrebbe essere piantato un albero in memoria di Denise accanto a quello dedicato alla madre nel parco Sempione.
"Stiamo pensando a come fare. C'è una magnolia al Parco Sempione che è dedicata alla madre su iniziativa di Libera - ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala -. Un'occasione potrebbe essere quella di metterne un'altra lì vicino, ci penseremo". Il capoluogo meneghino si sta comunque mobilitando. 'Portiamo un fiore per Denise al Giardino Lea Garofalo' è l'appello che sta circolato sui social e tramite whatsapp.

SON morte figlia Lea Garofalo

SON morte figlia Lea Garofalo (Rainews24)

Don Ciotti: “Dobbiamo assumerci ancora più responsabilità”

I fiori si sono accumulati nel giardino intitolato a Lea Garofalo a Milano, in ricordo della figlia Denise che si è tolta la vita. Il tam tam sui social ha fatto arrivare in quel luogo simbolo della lotta alla criminalità organizzata alcune centinaia di persone, fra di loro don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera a cui Lea si era rivolta per chiedere aiuto, Mario Calabresi e Nando Dalla Chiesa.
E proprio Mario Calabresi ha proposto che la città dove è cresciuta dedichi uno spazio "vivo" a Denise.
"Mi aveva colpito la sua fragilità ma anche un coraggio impressionante. Io l'ho conosciuta pochi giorni prima che lei partecipasse al processo contro suo padre, contro quello che era stato il suo fidanzato e lei - ha ricordato l'ex direttore di Repubblica e Stampa - ebbe il coraggio di andare in aula, di testimoniare e difendere la memoria di sua madre. Amava la madre però è stata condannata da questa storia a una vita nell'ombra, di solitudine. Ricordo un altro momento quando ci fu il funerale in piazza Beccaria a Milano di quei frammenti che erano stati trovati del corpo della madre. E Denise quel giorno guardò dalle finestre, nascosta dietro le tende il funerale. E questo dà l'idea di quanto lei abbia pagato questa storia. L'ha pagato due volte: l'ha pagato perché ha perso la madre e l'ha pagato per il suo coraggio di vivere con un'altra identità".
"Penso che oggi la città di Milano dovrebbe restituirle qualcosa . E' bello questo giardino dedicato a Lea Garofalo, ma credo che uno spazio vivo, comunitario della essere dedicato a lei" ha aggiunto.
Di "un grande dolore" che chiama in causa "le coscienze" ha parlato don Ciotti.
"Non possiamo accontentarci delle cose che sono state fatte. E' necessario assumerci ancora di più una responsabilità. La morte di Denise, saranno gli inquirenti a dire le modalità - ha sottolineato -, pone una ulteriore riflessione". 2Ho conosciuto il coraggio della sua mamma che voleva donarle più serenità per il futuro. Non ho mai dimenticato  questa parola 'donarle': voleva farle questo dono, lei che aveva visto la violenza criminale mafiosa sulla sua pelle".

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