Novaya Gazeta, chiude in Russia: "Noi uccisi dalle autorità e dai servizi"

Novaya Gazeta ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre.
Il quotidiano classificato come “agente straniero” da Mosca pubblica una lunga nota starziante sul suo sito europeo in cui la redazione elenca - uno per uno - i motivi della decisione, ripercorrendo l'altrettanta lunga storia dei fatti che l'hanno portata a chiudere, facendo anche i nomi dei responsabili.
"Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività".
La testata è stata privata della licenza per operare in Russia già nel 2022, all'indomani dell'avvio delle ostilità in Ucraina. Da allora era rimasta operativa nel Paese solo per la raccolta di informazioni relative alle inchieste giornalistiche. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta - Europe che resta attivo, arrivando al suo quarto anno di attività.
La redazione con sede a Riga, vanta collaboratori nell'est Europa - ma è già stata dichiarata "organizzazione indesiderata" e messa al bando in Russia che secondo l'ultimo rapporto World Press Freedom Index (2026) di Reporters Sans Frontières (RSF) sullo stato di salute della libertà di stampa nel mondo, è scesa al 172° posto tra i paesi (180 quelli presi in considerazione dal rapporto) con una situazione dei media definita "molto grave".
Anna Stepanovna Politkovskaja (Ansa)
La testata è divenuta celebre nel mondo dopo la morte della giornalista russa Anna Politkovskaya avvenuta in un agguato sotto casa il 7 ottobre del 2006. La giornalista, allora 48enne, seguiva le vicende politiche e sociali, in particolare quelle riguardanti la seconda guerra cecena (1999–2005). Fu assassinata a sangue freddo nell'ascensore del palazzo in cui abitava, a Mosca, il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno del presidente Putin. Le immagini di lei con le buste della spesa ancora in mano fecero il gior del mondo.
La passione per il mestiere e l'amarezza per l'incompiuto: la nota della redazione ripercorre la storia del quotidiano che si intreccia a doppio filo con quella della Russia. “I nostri anni sono stati felici: pieni di creatività e speranze, lettori, amici, testi, film. A volte, questi anni sono stati disperatamente amari. Amari, perché è stato proprio durante il regno di questo regime, e non negli anni ’90 della criminalità organizzata, che i nostri colleghi sono stati uccisi per motivi politici, per aver adempiuto al loro dovere professionale e civico: Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Stas Markelov, Anastasia Baburova, Natalya Estemirova”, si legge in un commiato straziante.
"Contemporaneamente alla lettera di sfratto, hanno disattivato il sistema di donazioni che ci permetteva di ricevere contributi dai nostri lettori. In altre parole, ci hanno privato di qualsiasi fonte di finanziamento. Completamente", denuncia il giornale.
E ancora: "Si tratta di un’operazione coordinata. Nessuno si lascerà convincere dalla giustificazione delle banche secondo cui agiscono in base a regole aziendali interne. Si tratta di regole esterne, stabilite dall’apparato statale repressivo, da funzionari dell’Fsb che si sono infiltrati in ogni organizzazione. Considerano il Paese come una loro proprietà".
Poi, dopo avere ripercorso le restrizioni a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina e l'aggressione al caporedattore Dmitry Muratov, Nobel per la Pace nel 2021, Novaya Gazeta sottolinea che "questa non è solo la nostra storia personale. È la storia di un Paese e di una società che vengono annientati esattamente allo stesso modo". Muratov - co fondatore del giornale - fu costretto a dimettersi dalla carica di direttore responsabile, cedendo il posto a Serghei Sokolov.
Quest'ultimo il 15 ottobre è stato trattenuto dalle forze dell'ordine per un interrogatorio di alcune ore in merito a un procedimento penale in cui è coinvolto un ex collaboratore della testata, Oleg Roldugin, accusato di violazioni nella raccolta di dati personali di politici e notabili russi.
Gli autori fanno "i nomi" dei responsabili: "A compiere tutto questo sono l’Fsb, il ministero della Giustizia, la Procura e altri che hanno privatizzato lo Stato e usurpato il potere. Non si tratta di risentimento sovietico; sotto questa copertura è stata praticamente instaurata una dittatura militare".
"I diritti umani e le libertà sono stati eliminati nel Paese, e la loro tutela è stata equiparata a un reato. Le elezioni e gli organi eletti sono stati di fatto eliminati. Le istituzioni pubbliche sono state smantellate. La libertà di coscienza e la dignità umana sono state calpestate. La vita privata è stata stravolta da mani sporche. L’articolo 29 della Costituzione, secondo cui 'la censura è vietata', non suona forse oggi come una beffa? I tribunali sono stati distrutti, insieme alla legge e allo Stato di diritto. Avere le proprie convinzioni è ora considerato tradimento", si legge ancora.
Infine l'amara conclusione: "Ma il tradimento è quando uno Stato tradisce la propria Costituzione. E questo tradimento è un crimine in corso, che si sta svolgendo proprio ora sotto gli occhi del mondo intero. L’assassinio di 'Novaya Gazeta' ne è un’ulteriore prova. In tutti questi anni abbiamo scritto proprio di questo. Finché abbiamo potuto. Ecco perché l’abbiamo chiusa. Grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato".
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