Infezioni da latte crudo, l’assalto di FdI in Lombardia: “Via l’obbligo di etichetta sui formaggi, penalizza le aziende montane”
Mattia Maestri è morto all’inizio di agosto in provincia di Trento. Ha trascorso nove anni in stato vegetativo a causa di un’infezione provocata dall’aver mangiato formaggio a latte crudo, contratta quando aveva quattro anni. Sono trascorsi due mesi e il gruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia, per difendere le aziende produttrici di montagna, presenta una mozione che cerca di smantellare le linee guida approvate dal ministero della Salute per evitare nuovi casi simili. I consiglieri regionali meloniani, in particolare, vorrebbero neutralizzare l’obbligo di etichettatura sul rischio per i soggetti deboli (bambini, donne incinte e anziani) nell’assunzione di formaggio con latte non pastorizzato: la consegenza può essere la sindrome emolitico-uremica (Seu), che provoca gravi lesioni cerebrali. A spingere per la regolamentazione era stato Giovanni Battista Maestri, il papà del piccolo, che si sta battendo a colpi di denunce penali e iniziative pubbliche per evitare altre tragedie: per questo martedì 6 ottobre sarà in Consiglio regionale a Milano per protestare contro la mozione in discussione. “Stanno tentando di smantellare quanto è stato fissato a livello ministeriale”, denuncia.
FdI: “Via l’obbligo di etichettatura”
Guidati da Giacomo Zamperini, presidente della Commissione Montagna, i consiglieri di FdI impegnano la giunta lombarda a chiedere al Ministero una circolare interpretativa per allargare le maglie dei controlli. “La mancanza di linee applicative territoriali delle linee guida ministeriali sta generando forte incertezza amministrativa e rischi gravi per la sopravvivenza delle piccole aziende montane”, scrivono nel documento. “In assenza di procedure di classificazione differenziata del rischio, le aziende risultano automaticamente soggette all’obbligo di etichettatura con avvertenze fortemente penalizzanti, indipendentemente dall’efficacia delle misure di autocontrollo implementate”, sostengono. I meloniani adombrano “un danno economico e reputazionale significativo alla filiera del latte crudo, pur in presenza di evidenze epidemiologiche che dimostrano la rarità dei casi Stec”, il batterio nocivo, e chiedono alla Regione “un aiuto economico per sostenere le spese di analisi di laboratorio e adeguamento degli impianti”. Sono però soprattutto le etichette che preoccupano i produttori e i politici: “Vanno evitati obblighi generalizzati e penalizzanti come quelli di etichettatura sul latte”, si legge nella mozione.
Pollini (M5s): “Serve informazione sui rischi”
Contro l’iniziativa di Fratelli d’Italia è insorto il Movimento 5 stelle con un’interrogazione, rimasta senza risposta, firmata dalla consigliera regionale Paola Pollini. Le linee guida del ministero, ricorda Pollini, “non impongono la pastorizzazione, ma stabiliscono misure proporzionate di prevenzione e controllo, inclusa l’etichettatura informativa finalizzata a consentire al consumatore una scelta consapevole, che non si applica ai formaggi il cui processo produttivo garantisce già l’eliminazione dei patogeni”. Secondo la consigliera M5s, infatti, la semplice dicitura “fabbricato con latte crudo” è “inadeguata e fuorviante, in quanto può essere interpretata come indicatore di maggiore qualità e non distingue tra latte crudo e latte sottoposto a trattamenti termici insufficienti (es. termizzazione), che non garantiscono la sicurezza microbiologica”. Concetti che saranno ribaditi durante la discussione in aula. “È particolarmente grave che la mozione solleciti campagne di comunicazione istituzionale volte a esaltare presunte caratteristiche identitarie dei formaggi a latte crudo senza garantire una contestuale e completa informazione sui rischi sanitari, in particolare per minori, anziani, donne in gravidanza e persone immunodepresse”: sottolinea Pollini.
“La vita dei bambini viene prima del profitto”
“La vita dei bambini deve venire prima dei profitti economici ed elettorali. Sono profondamente stupito da come si possano sostenere tante affermazioni non rispondenti alla realtà su un tema tanto delicato e decisivo”, afferma Giovanni Battista Maestri, il papà di Mattia, commentando la mozione di FdI. “Prima di scrivere simili tesi, i consiglieri dovrebbero confrontarsi con ciò che accade davvero: dovrebbero vedere i bambini che si ammalano di Seu dopo il consumo di formaggi a latte non pastorizzato, vederli morire oppure – e forse questa è la cosa peggiore – vederli entrare in stato vegetativo e non uscirne più”. Maestri contesta le giustificazioni addotte dalla politica: in primo luogo, sostiene, l’uso del latte crudo non è una scelta culturale consapevole del passato, ma una necessità dell’epoca oggi spacciata per tradizione. Inoltre, dice, non è vero che i produttori di formaggi a latte crudo in Lombardia siano 1.300 come sostiene la destra, in quanto ciò “implicherebbe che quasi tutti i caseifici della regione lo utilizzino”.
“Dalla destra falsità contro le linee guida”
Maestri contesta anche il fatto che Parmigiano Reggiano e Grana Padano siano indicati da FdI tra i formaggi dop che prevedono l’uso di latte crudo: “È un tentativo fraudolento di alterare i numeri, perché le linee guida certificano come questi formaggi a pasta dura, grazie all’intero processo produttivo, eliminino eventuali ceppi di batteri Escherichia coli, azzerando il rischio sanitario. I veri formaggi a latte tassativamente non pastorizzato – come Bitto, Silter, Nostrano Valtrompia, Strachitunt e Formai de Mut – rappresentano solo l’1–2% della produzione lombarda, mentre i Prodotti agroalimentari tradizionali sono meno dell’1% del totale”, spiega. È falsa, secondo lui, anche l’affermazione secondo cui le misure imposte dal ministero sarbebero “complesse e costose” e difficilmente applicabili in montagna: le linee guida, spiega, “non introducono obblighi irragionevoli né sproporzionati, ma definiscono misure di prevenzione e controllo coerenti con i principi di sicurezza alimentare, considerando che in Italia il doppio dei bambini si ammala di Seu rispetto al resto dell’Europa”.
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