Escalation in Libano, 11 morti. Iran, 30mila dollari per ogni soldato Usa ucciso

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Braccio di ferro tra USA e Iran sullo Stretto di Hormuz: scade la tregua e sale la tensione internazionale
La situazione geopolitica internazionale registra una nuova e pericolosa escalation nel braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran per il controllo dello strategico Stretto di Hormuz, proprio mentre si avvia alla scadenza la fragile tregua di sessanta giorni stabilita a giugno tramite il memorandum di Islamabad. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato a sorpresa l’intenzione di designare molto presto il territorio dello Stretto come area sotto il controllo degli Stati Uniti, sostenendo che Teheran sia ormai destinata alla sconfitta.
La replica iraniana non si è fatta attendere: il vice ministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, ha liquidato le dichiarazioni di Washington definendole un’assurdità fuori luogo, ribadendo con forza che lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, una portaerei o un discorso elettorale, e che rimarrà sotto il controllo iraniano. A inasprire ulteriormente i toni si è aggiunto l’annuncio del comandante dell’esercito di Teheran, Amir Hatami, il quale ha reso noto di aver fissato una taglia di trentamila dollari su qualsiasi soldato americano considerato aggressore, allontanando ulteriormente ogni prospettiva di dialogo diplomatico.
Sul piano pratico, la strategia di Teheran punta a bloccare il transito nello Stretto per esercitare pressioni sull’economia globale e sugli Stati Uniti, mentre Washington risponde mantenendo un rigido blocco navale contro i porti iraniani. Il parlamento di Teheran si appresta inoltre a votare un disegno di legge volto a vietare il transito a qualsiasi imbarcazione che trasporti carichi di proprietà di Stati Uniti, Israele e Paesi considerati ostili. Dal canto suo, l’amministrazione americana si prepara a intensificare la pressione economica: il segretario al Tesoro, Scott Bessent, annuncerà a breve una serie di sanzioni e misure senza precedenti per isolare ulteriormente il Paese dal resto del mondo.
La scadenza della tregua di sessanta giorni apre ora scenari di profonda incertezza, aggravati dalle difficoltà nei negoziati e dalle divisioni interne alla leadership iraniana. Nonostante i tentativi dei mediatori per raggiungere un accordo dell'intesa dell'ultimo minuto per una proroga, le posizioni restano distanti. Un alto funzionario della Casa Bianca ha definito la situazione statica, sottolineando che il nodo centrale resta la disponibilità di Teheran a sedersi al tavolo delle trattative. Il conflitto, tuttavia, presenta forti ripercussioni anche all'interno degli Stati Uniti, dove i prezzi della benzina superano i quattro dollari al gallone e l'amministrazione deve fare i conti con un calo delle scorte di munizioni e intercettori antimissile, in vista delle delicate elezioni di midterm di novembre.
il punto - Svolta diplomatica in Medio Oriente: Kushner incontra Hamas a El Alamein per il futuro di Gaza
I colloqui diplomatici per il futuro della Striscia di Gaza hanno registrato una svolta significativa con l'incontro tenutosi a El Alamein, in Egitto, tra Jared Kushner, genero e consigliere del presidente statunitense Donald Trump, e la leadership di Hamas. All'incontro hanno preso parte figure di spicco della mediazione internazionale, tra cui Nickolay Mladenov in qualità di direttore esecutivo del Board of Peace e l'ex premier britannico Tony Blair, oltre ai rappresentanti dell'intelligence egiziana, del Qatar e della Turchia. La delegazione palestinese era guidata dal nuovo leader di Hamas, Khalil al-Hayya, affiancato da Khaled Mashal.
Secondo quanto riportato da fonti qualificate ad Axios, Kushner ha esortato la fazione palestinese a rispettare gli impegni presi, chiedendo il trasferimento dei poteri al governo tecnocratico e il completo smantellamento delle infrastrutture militari e delle armi. Subito dopo la tappa egiziana, Kushner, Blair e Mladenov si sono diretti in Israele per incontrare il premier Benjamin Netanyahu. L'obiettivo della missione è quello di concordare passi paralleli che prevedano un ritiro graduale delle forze israeliane dalla Striscia di pari passo con il disarmo di Hamas, superando la linea israeliana che subordina ogni ritiro al completamento totale del disarmo.
La missione internazionale punta inoltre a ottenere una maggiore moderazione nei raid e a frenare le tensioni in Cisgiordania, alla luce della forte irritazione della Casa Bianca per le violenze perpetrate dai coloni estremisti, episodi recentemente condannati con fermezza anche dall'ambasciatore USA Mike Huckabee. Nel frattempo, otto Paesi musulmani membri del Board of Peace hanno diffuso un comunicato congiunto puntando il dito contro il governo israeliano, accusato di rallentare i negoziati e di ostacolare i reali sforzi di pace nella regione.
Hamas ha confermato a Kushner l'impegno sul disarmo di Gaza
I leader di Hamas hanno ribadito e confermato, durante un incontro tenutosi in Egitto con Jared Kushner, inviato e consigliere del presidente Usa Donald Trump, il loro impegno a favore del disarmo e della smilitarizzazione della Striscia di Gaza. Lo riporta Barak Ravid di Axios, citando una fonte a conoscenza dei dettagli dei colloqui, secondo cui il meeting, durato 90 minuti, è stato definito "molto produttivo", negli sforzi per verificare la volontà di Hamas ad adottare misure concrete verso la smilitarizzazione di Gaza. "Hanno chiesto di riferire al presidente Trump che sono determinati a mantenerlo", secondo la fonte.
"Li abbiamo ringraziati per la promessa, ma vogliamo vedere sforzi reali e non solo parole", ha aggiunto la fonte, secondo cui "per Kushner era importante ricevere questo impegno direttamente da loro". I leader di Hamas hanno espresso la loro frustrazione per la politica israeliana a Gaza, inclusi i raid. "Kushner ha ricordato loro che hanno impiegato quattro mesi per accettare di disarmare", ha riferito la fonte, precisando che Hamas "devono compiere passi concreti" se vuole che anche Israele faccia la sua parte. L'asticella è alta, "poiché la parte israeliana non crede che disarmeranno realmente", ma "non c'è margine di trattativa sul disarmo in sé" e gli Stati Uniti "garantiranno che Israele rispetti i propri impegni". Durante l'incontro, i leader di Hamas si sono detti pronti a trasferire il controllo civile di Gaza al governo palestinese, una volta operativo nella Striscia, impegnandosi a non interferire. Kushner e il suo team hanno incontrato anche il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e, separatamente, alcuni membri del governo palestinese. Al-Sisi ha detto a Kushner che gran parte dell'instabilità regionale degli ultimi anni deriva dalla situazione a Gaza. Pertanto, "stabilizzare Gaza contribuirebbe a stabilizzare l'intera regione", ha aggiunto, secondo la fonte citata da Axios.
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