L'ora del tè nella nuova mixology ed altri trend
Funghi Shitake, anice, mandorle, e soprattutto tè, sono alcuni degli ingredienti che stanno trasformando il mondo della mixology che vuol dire tante cose diverse: il cocktail certamente, realizzato live dai bartender ma anche le bevande ready to drink ossia pronte da bere e tutto il settore in grande espansione dei no e low alcol ossia le bevande senza alcol o a basso contenuto alcolico. E' lì che l'innovazione sta spingendo molto con ingredienti originali e varietà aromatiche che portano il bere in modalità contemporanea. Il tè è in rampa di lancio, con bevande pronte a base di mate e matcha, dal tè frizzante ai distillati aromatizzati al tè. Oltre a prestarsi alle occasioni sociali diurne, la sua immagine naturale, clean, consente di inserirsi perfettamente nelle tendenze più influenti del settore salute e benessere.
Al Roma Bar Show 2026, appuntamento della bar industry , lo zero e low alcol ha avuto grandi spazi , c'erano "fake spirits" di ogni genere (dall'amaro al limoncello analcolico) e sempre più bevande ready to drink come il Negroni senza alcol, il greco Ou zero dall'Ouzo, i Sober cocktail pronti che sono veri spiriti da cui l'alcol è stato estratto, la new entry piemontese Fungò soda con il fungo dentro, la linea Tassoni no alcol e tanto altro.
"Il tè si sta rapidamente evolvendo da bevanda tradizionale a ingrediente dinamico e punto di riferimento aromatico in diverse categorie di alimenti e bevande", afferma Jennifer Creevy, direttrice del settore alimentare e delle bevande presso WGSN , l'agenzia di tendenze globali. "Spinti dalla domanda dei consumatori di benessere, novità sensoriali e influenze globali, i marchi più innovativi stanno sfruttando una vasta gamma di varietà di tè – spesso con provenienza regionale, benefici funzionali e profili aromatici complessi – per creare nuove esperienze in bevande, snack, latticini, prodotti da forno e altro ancora."
La tendenza è quella di esplorare l'enorme spettro di sapori del tè, andando oltre le classiche varietà nere e verdi per includere oolong, matcha, hojicha, gelsomino, pu'er e specialità regionali. Il tè alcolico è diventato una delle sottocategorie in più rapida crescita nel settore delle bevande pronte da bere, trainata principalmente dal mercato statunitense "L'andamento recente del tè alcolico rispecchia la crescita delle hard seltzer, ossia quelle bevande alcoliche frizzanti fatte di acqua gassata (seltz), alcol e aromi naturali di frutta. ma in Europa il tè è più conosciuto rispetto alle seltzer, il che suggerisce che il tè alcolico potrebbe avere un maggiore potenziale di crescita globale", afferma Susie Goldspink, responsabile delle analisi RTD (Ready-to-Drink) presso IWSR. Il tè alcolico non è l'unica opportunità, perchè mate e matcha sono ingredienti dei liquori a base di tè e vini e distillati aromatizzati al tè, come i gin che utilizzano il tè come ingrediente botanico.
Gli analisti di ricerca di IWSR segnalano inoltre una serie di casi in cui il tè sta giocando un ruolo chiave nel successo di innovazioni in tutto il mondo, tra cui:
In Brasile, una tendenza virale per cocktail che uniscono rum, yerba mate e guaranà ha generato una serie di bevande pronte da bere che le imitano. La combinazione di caffeina e alcol – con echi di bevande energetiche – si sta rivelando popolare durante i carnevali e altri eventi ad alta energia.
L'uso della yerba mate come ingrediente per cocktail a base di vodka è ben consolidato nei locali notturni svizzeri e sta prendendo piede anche in Austria. Viene consumata anche come aperitivo, all'inizio della serata, durante festival e feste.
Il tè frizzante si sta affermando sempre più come bevanda adatta all'aperitivo, proponendosi come alternativa al vino spumante analcolico.
In Cina, il tè verde era uno dei mixer più popolari per il whisky scozzese, grazie alla promozione iniziale di questa combinazione da parte dei marchi, che miravano a offrire ai consumatori la rassicurazione di un sapore familiare.
Oggi, le bevande alcoliche pronte da bere a base di tè sono molto diffuse. "Il nuovo movimento del tè in Cina ridefinisce il tè come bevanda a basso contenuto di zuccheri, radicata nell'artigianalità, nel benessere e nell'espressione culturale", spiega Creevy di WGSN. "La sua diffusione globale introdurrà nuovi codici di gusto – oolong, pu'er, tè al formaggio – che non si riflettono ancora nei processi di innovazione occidentali."
"Il tè è molto più di una nicchia; è un'architettura di sapori che compre diversi settori, dai distillati alle bevande pronte da bere, fino alle bevande analcoliche o a basso contenuto alcolico. La sovrapposizione con la caffeina apre nuove opportunità per le bevande energetiche, ma senza il peso del posizionamento legato agli stimolanti sintetici, e il tè in definitiva colma anche il divario con le occasioni di consumo diurne e dell'aperitivo, che rimangono poco sviluppate per le bevande alcoliche."
E l'Italia? I liquori a base di tè sono entrati nel mercato italiano. Pur rimanendo una nicchia, sono in crescita e si stanno innovando in termini di presentazione, creando alternative ai cocktail classici per dimostrare la versatilità del tè come ingrediente nella mixology. Al Roma Bar Show 2026 c'erano diversi esempi. Pur con qualche assenza di gruppi internazionali del beverage, come Diageo e Pernod Ricard, alla Nuvola di Roma c'erano le grandi famiglie storiche italiane come i Fratelli Branca ad esempio impegnate nel rinnovamento, specie nello zero e low alcol. E poi si è visto un boom dei ready-to-drink che non sostituiscono il bartender perchè oltre ad entrare direttamente nelle case attraverso gli scaffali della grande distribuzione stanno aprendo alla miscelazione anche esercizi che non dispongono di personale specializzato o di una bottigliera strutturata. Per i cocktail impazza il gin tonic anche per le nuove generazioni, e questa è una novità rispetto a stagioni di spritz, cominciano a vedersi più vodka, nuovi distillati, l'antico vermuth dell'aperitivo piemontese. E prosegue la riscoperta della liquoristica italiana: amari, infusioni, ricette storiche che fino a pochi anni fa sembravano destinati ad un target anziano e al dopocena e che oggi diventano ingredienti da miscelazione.
Ci racconta i trend di settore Antonietta Acquaviva, brand manager di Pallini, storica azienda italiana: "In questo momento c'è una forte tendenza che riguarda il no e low alcol soprattutto per la Gen Z. I ragazzi scelgono di bere non alcolici anche nelle occasioni di consumo serali o di weekend spesso accompagnate da ritrovi nei cocktail bar. C'è differenza tra i no alcol e de alcolati, che sono prodotti in cui viene tolto l'alcol, quindi partiamo da una base alcolica e poi con un procedimento chimico elaborato si va a eliminarlo; i no alcol nascono invece senza percentuali alcoliche. Quanto ai trend nel saturo mercato del gin tonic, ora consumato anche dalla Gen Z, si sta facendo largo il Daiquiri, a base di rum, un altro classico della miscelazione che ha conquistato i giovani, mentre è in fase di rinnovamento lo spritz amato per l'aperitivo, che oltre al bitter ha ormai molte varianti tra cui il limoncello spritz che spopola all'estero, in America in particolare".
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