Esperti cileni: i ghiacciai delle Ande potrebbero causare un "crescente rischio di inondazioni"

Glaciologi e geologi cileni avvertono che l'accelerazione del ritiro dei ghiacciai sulle Ande potrebbe aumentare il rischio di inondazioni improvvise, frane e valanghe, evidenziando vulnerabilità simili a quelle emerse durante i recenti disastri nell'Himalaya. Felipe Ugalde, geologo e docente dell'Università del Cile, ha affermato che l'aumento delle temperature sta rendendo i ghiacciai sempre più instabili e potrebbe favorire la formazione o lo svuotamento improvviso di laghi glaciali, fenomeni noti come inondazioni da rottura di laghi glaciali (GLOF).
Uno studio pubblicato l'anno scorso sul *Journal of South American Earth Sciences* ha individuato ghiacciai esposti a diversi rischi, tra cui valanghe di ghiaccio, formazioni a strapiombo e variazioni nei laghi glaciali.
"La regione andina, dal Venezuela alla Terra del Fuoco, non è affatto immune a ciò che sta accadendo a livello globale", ha dichiarato Ugalde, aggiungendo che i ricercatori stanno cercando di capire se i ghiacciai in ritirata scompaiano gradualmente o se inneschino processi pericolosi durante il loro declino.
Il Cile è già stato teatro di importanti eventi legati ai ghiacciai in passato. Nel 1989, il crollo della diga morenica della Laguna del Cerro Largo liberò circa 229 milioni di metri cubi d'acqua, innescando una vasta colata di detriti. Dal 2008, il lago Cachet II in Patagonia si è svuotato ripetutamente attraverso tunnel subglaciali, mentre nel 2020 il lago Greve ha rilasciato quasi 4 miliardi di metri cubi d'acqua attraverso il ghiacciaio Pio XI.
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