Taglia degli hacker filorussi, la solidarietà di Meloni a Tajani. Che attacca: “Nel mirino per il nostro sostegno all’Ucraina”
“Non mi farò intimidire in nessun modo”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani reagisce alla notizia pubblicata dal Fatto Quotidiano della taglia messa dagli hacker filorussi di NoName057(16) sui suoi dati personali. “La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino”, denuncia il vicepremier, che assicura: “Continuerò a lavorare per difendere il mio ministero e l’Italia”. Gli hacker cercano informazioni anche sui suoi familiari. La premier Giorgia Meloni esprime “piena solidarietà” a Tajani: “La messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni desta grande preoccupazione e va affrontata con la massima determinazione”.
Come ricostruito dal Fatto, dal 26 ottobre il gruppo di hacker ritenuto vicino all’intelligence militare russa offre denaro in cambio di password, indirizzi e informazioni personali su 18 persone, considerate nemiche della Federazione Russa. Tra queste anche il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli e il sindaco di Aviano Paolo Tassan-Zanin. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo un’informativa della Polizia. Ma il punto sollevato dal Fatto è un altro: da almeno due settimane le autorità italiane conoscono la minaccia, senza essere riuscite a neutralizzarla. Il sito degli hacker sul dark web è ancora accessibile.
Una situazione che contrasta con i risultati dell’operazione Eastwood del luglio 2025, quando Procura di Roma e Polizia postale contribuirono a mettere offline oltre cento server di NoName. Tajani intanto rivendica l’impegno della Farnesina: “Ho creato dal 1 gennaio una ‘direzione cyber’ per proteggerci dalle incursioni informatiche di soggetti spesso collegati in qualche modo a entità statali a noi ostili”. E assicura: “Siamo operativi e siamo collegati ai nostri alleati”. Meloni, nella stessa nota, denuncia anche “la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti dell’opposizione”, aggiungendo che “la libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione”.
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