Usare o non usare Amazon? Come ho imparato a convivere (serenamente) con il senso di colpa
Ho appena finito di leggere How to Resist Amazon and Why di Danny Caine, libraio del Kansas che da anni conduce una battaglia contro il colosso di Jeff Bezos. Nel libro, Caine elenca con puntualità i danni che l’azienda provoca all’economia ed a noi cittadini: la scarsa tutela dei diritti dei lavoratori, la lotta contro i sindacati, l’impatto ambientale, la distorsione della concorrenza, l’erosione della privacy.
Non sono un compratore compulsivo, ma uso Amazon con una certa frequenza. Anche perché in Australia l’alternativa è spesso un centro commerciale enorme, con folle in cerca di parcheggio che gironzolano senza meta per ore — un’esperienza a cui rinuncio volentieri. Il mio ultimo acquisto, tanto per essere onesti, sono state quattro confezioni da 250 grammi di caffè Lavazza. Avrei potuto comprarle al supermercato, ma su Amazon costavano meno e mi sono risparmiato il viaggio in macchina.
Dopo aver letto il libro, però, mi è balenato un pensiero: per certi acquisti il dilemma etico è meno urgente di quanto sembri. Tra arricchire Bezos e arricchire una grande catena di supermercati, per chi ha a cuore la giustizia economica e l’uguaglianza sociale, la differenza non è poi così enorme.
Ma non sempre è così. Me ne accorgo ogni volta che, passeggiando per i quartieri di Melbourne, incontro mini-biblioteche agli angoli delle strade: scatole di legno dove chiunque può lasciare un libro usato perché torni a circolare tra le mani di qualcun altro. Le ho viste spuntare un po’ ovunque nel mondo, persino in paesi in via di sviluppo dove seppur le condizioni economiche siano difficili, la cultura resta un bene primario, da condividere. È in quel contrasto — tra il colosso che vende tutto e la piccola economia informale del libro che passa di mano in mano — che nasce, credo, la vera domanda da porsi: non se usare Amazon, ma come e per cosa.
La mia regola, per ora, è questa: se acquisto un bene che comprerei comunque da una grande catena — un pacco di caffè, un elettrodomestico — la scelta di passare da Amazon pesa relativamente poco sulla mia coscienza. Ma se si tratta di beni come i libri, che vengono venduti anche da piccoli rivenditori — librai che offrono non solo il prodotto, ma consulenza, consigli, il piacere di un’interazione umana — allora preferisco scegliere un’esperienza più personale e significativa.
Niente di rivoluzionario, lo ammetto. Solo un piccolo vademecum personale su come sopravvivere ad Amazon — e conviverci, se non con la coscienza a posto, almeno con maggiore consapevolezza.
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